Il blog di Luciana Coén

Archivi del mese: febbraio 2014

 

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è l’ultimo testo scritto e pubblicato, fresco fresco di stampa…

 

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 Si è svolta a Barga presso la  sede della Biblioteca Comunale a Villa Gherardi sabato 1 febbraio 2014 un ulteriore donazione dei libri di mio padre, Renato Coèn, pedagogista, morto il 12.12.1979. A Barga nel 1983 erano stati donati circa 800 volumi provenienti dal suo studio; in quell’occasione fu istituita presso la Biblioteca Comunale di Barga “Fratelli Rosselli”, una sala intitolata a Renato Coèn.

http://www.rcbarga.it/ComuneNews/2014/Renato%20Coen%20-%201%20febraio%202014/Renato%20Coen%20-%201%20febraio%202014.htm

http://www.giornaledibarga.it/

questi i link dell’incontro al quale hanno partecipato il Sindaco di Barga Marco Bonini, l’Assessore alla Cultura Giovanna Stefani, la Direttrice della Biblioteca sig.ra Livi, il dott. Antonio Corsi, ex allievo e collaboratore di Coèn, il dott. Andrea Conti, in servizio presso il Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia di Firenze, l’architetto educatore Franca Gattini.

Non è stato facile avere un padre “importante” ma al tempo stesso umile: un figlio desidera maggiormente il calore paterno, solo con il tempo e quando diventa  anch’egli adulto, com-prende il valore comunque presente del proprio genitore. Segue uno scritto di un episodio di quando avevo poco più di 15 anni, quando ancora era forte il desiderio del calore e difficile com-prendere l’altro aspetto del babbo: quello dello studioso.

Busso alla porta, attendo la risposta, un “avanti” sommesso.

Apro, rimango sul limitare della soglia, giro lo sguardo allo studio. Tre pareti coperte da librerie e libri, tanti libri fino al soffitto. La scrivania in un angolo, vicino alla porta finestra, tra due librerie, in semioscurità, la luce accesa con il suo fascio ad illuminare il testo che scrive o legge.

Una poltrona davanti alla scrivania per i momenti di relax, per la lettura non impegnativa. La macchina da scrivere è sempre aperta nella sua custodia, pronta ad essere usata, diventata ormai la sua mano destra; la sua scrittura è sempre più indecifrabile.

Sul pavimento tante riviste ancora intatte nel loro involucro protettivo; non riesce a leggerle tutte da quante gliene arrivano. Con un’occhiata all’indice seleziona velocemente gli articoli interessanti da leggere e rompe l’involucro protettivo.  Siede alla scrivania, nell’angolo, nel buio della sua stanza, con il fascio di luce che illumina la fronte ampia, la testa canuta, le spalle strette appena ricurve e imbottite dalla giacca da casa.

Entro, colgo gli occhi grandi chiari che si staccano dalla stampa e la mano che smette di attraversare i folti capelli e la testa si rivolge a me con sguardo interrogativo.

Non ricordo le parole, continuo ad osservare la stanza e la sua presenza così silenziosa e assente all’interno della casa.

Annuso l’aria dello studio, quell’odore di libri antichi, nuovi, l’odore di tante conoscenze racchiuse in quelle pagine; il fascino della pagina stampata, l’odore dell’inchiostro della stampa, il miracolo delle parole che penetrano dentro, stazionano, acquistano un significato e un’importanza talvolta dopo anni che sono state incamerate. Lo studio è il luogo sacro, dove si racchiudono dietro la scrivania il Padre e il Docente, lo Studioso. Entrarvi è restare senza respiro per inspirare la scienza che vi aleggia, per avvicinarmi al Padre che vi soggiorna per lunghe ore.

Non so quali parole sono state dette, lui rimane dietro la sua scrivania, riprende il suo lavoro, la sua lettura; richiudo la porta dietro di me, silenziosamente.

Mi rimane impressa la sua immagine, il suo volto illuminato dal fascio di luce.

Ho freddo, la luce mi ha dato un sensazione di freddo.

Un abbraccio, mi è mancato il calore dell’abbraccio.

 Voglio rientrare nello studio senza bussare, di corsa, urlando, gridando, voglio andare dietro la scrivania, voglio che tu mi abbracci, voglio sentire il calore del tuo corpo, il calore del babbo, voglio che la tua scienza arrivi a me attraverso la tua voce, il tuo sorriso… voglio che la porta del tuo studio rimanga aperta, voglio entrare senza chiederti il permesso, voglio esistere nella tua vita senza bussare alla porta…

Oggi Ti ringrazio per i valori e la sensibilità che mi hai trasmesso.