Il blog di Luciana Coén

Archivi del mese: aprile 2014

una nuova visione di chi ascolta le voci…proviamo ad ascoltarli!

 

 

http://www.parlaconlevoci.it/

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a osteggiare qualsiasi forma di guerra…

tipo: lottare contro il cancro, combattere contro una malattia, ha lottato fino alla morte…

la malattia, come altri eventi della vita, la attraversano e non credo vadano combattuti ma vissuti nella loro intensità, positiva e negativa che sia. Continuare ad usare un linguaggio militaresco, come bene ha descritto Susan Sontag nel suo famoso libro, alimenta un atteggiamento combattivo e aggressivo che non facilita la convivenza con gli eventi, con sè stessi e con gli altri. Accogliere, condividere e accompagnare, magari fuori dal nostro corpo o dalla nostra vita, l’evento che ci può compromettere è forse un esercizio interessante e costruttivo da sperimentare e applicare.

Mi piace riportare quel che scrive Andrea “Floppy” Filippini, collega infermiere, nel suo libro “Diario di bordo del mio viaggio estremo, nel bene e nel male” in Afganistan, nei suoi ringraziamenti a

“tutti coloro che si impegnano

e che si impegneranno a dare il giusto peso alle parole,

per esempio usando strumento e non arma,

sfida o partita combattutissima e non guerra o battaglia,

sei molto sexy invece che bomba,

sei un coglione e non sei una pistola,

sei imprevedibilmente pericolosa e non una mina vagante;

estirpare la cultura della guerra

vuol dire escluderla dalla nostra vita.

Il Campo Minato non è un gioco, 

ma solo un luogo dove ci sono fottutissimi ordigni,

ideati, costruiti e venduti da persone,

anche se fatica a catalogarle come tali,

per deflagare o uccidere gente innocente, o gente non innocente,

anche dopo la guerra.”

 

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Grazie Andrea.

Sforziamoci anche nel nostro linguaggio di essere meno aggressivi e meno militareschi…


 

Premesso che se una donna (o un uomo) non si ritrova nella situazione dolorosa e terribile di dover decidere del suo futuro nella salute e nel corpo, è impossibile immaginarsi al suo posto, perché scatta un qualcosa di inconoscibile e irraggiungibile quando si è catapultati nella scelta, la riflessione è comunque presente e ogni tanto viene riproposta all’attenzione del pubblico, soprattutto quello femminile.

Molte donne, in particolare negli USA, già anni prima di Angelina Jolie hanno effettuato la mastectomia totale perché positive ai test genetici di cancro al seno (D la Repubblica del 29 marzo 2014, pag. 76 e segg.); solo l’outing di Jolie ha riportato alla luce un fenomeno già esistente e forse, tra un po’, verrà fuori l’ovariectomia preventiva che probabilmente Jolie si sta apprestando a subire.

Credo che la capacità in assoluto più forte dell’essere umano sia quella dell’adattamento, in certi casi “purtroppo” perché impedisce una qualche reazione positiva, in altri casi “meno male” perché favorisce una reazione di sopravvivenza o di migliore vita rispetto ad una peggiore prospettata. Nel caso delle mastectomie e altri interventi demolitivi preventivi che non riguardano soltanto la mammella e non soltanto le donne, l’adattamento, per la donna in questo caso,  è verso un corpo femminile cambiato e verso una prospettiva di vita che probabilmente, secondo i dati scientifici, ha visto notevolmente ridotto il rischio di ammalarsi di cancro.

Quando ho avuto la diagnosi di cancro al seno (non genetico), due erano le mie paure più grandi: la prima, la morte, avendo due figlie ancora giovani e la seconda, il cambiamento del mio corpo.

Ancora ci sono, in questo mondo, il corpo è cambiato, inevitabilmente, ma la capacità di adattamento ha avuto la meglio ed è stato accettato per come è ora, anche se non mancano i momenti in cui l’assenza di una parte di esso si fa sentire e vedere. Ma c’è la vita e le figlie sono cresciute sotto i miei occhi e la nostra vita.

Rimango profondamente colpita dalle foto visibili nel link sotto, perché anche a me sarebbe potuto succedere  e ho avuto la fortuna che ciò non sia accaduto.

Un omaggio grandissimo di cuore a tutte quelle donne che in un immenso e strabordante desiderio di vita, si adattano e si accettano in un corpo altro.

Grazie della loro testimonianza.

 

http://d.repubblica.it/benessere/2013/06/07/foto/mastectomia_foto_arte-1691950/1/#1

 

 

http://la.repubblica.it/saluteseno/testimonianze/page/2/

 

Il grande abbraccio d’amore dell’Universo. Frida Kahlo – Le radici – 1943