Il blog di Luciana Coén

Archivi del mese: luglio 2016

Mattone su mattone

dolore su dolore

parola nella parola

carezza nell’abbraccio

morso nel bacio

la storia cresce,

come casa.

Fondamenta profonde

invisibili radicate,

muri si sgretolano

per costruzioni più solide,

pietre indissolubili,

tetto – uno spiraglio

aperto al cielo

al raggio di sole

al dolce sorriso lunare

per rimanere immersi

nel multiverso.

Un nodo si allenta

forse districherà

una nudità impudica;

maschere lentamente si sciolgono

emerge una nuova sagoma

gardenia si schiude

alla luce e calore del sole

profumo inebriante

mentre ne assorbe

l’energia, la vita

e continua a risplendere

sotto il raggio della luna.

Trasparenza del mare

trasparenza della vita

-una ventata

tutto si intorbida.

Placata l’aria

ecco la limpidezza

tornare

il fondale profondo

riaffiorare

-ancora è possibile

vedere i passi compiuti.

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Prima voce notturna

Accogli a braccia aperte

questo dono:

parole,

giungono da un incontro

dis-locato

non-locale

dove  attingo

-io, umile strumento-

suoni emotivi

di altri multiversi.

Per tutti coloro

la cui voce

non ha più

od ancora

suono alcuno.

 

Seconda voce notturna

Abitata dalle parole degli altri

arrivano di notte

nel sonno

illuminano il buio

e poi, al mattino

svaniscono

lasciando memoria sottile

-una visita insolita

imprevedibile

indelebile-

parole che la notte

se non colte

al primo albore

porta via con sé.

 

 


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Non mi abita nessuna certezza;

nessun dio ha preso dimora in me.

Vivo in un divenire continuo

e quando arrivo,

sono già altrove

-impossibile raggiungermi

seguirmi starmi vicino.

Così io viaggio da sola

e con gli incontri lungo la strada

mi nutro e mi abbevero

alla fonte del dono reciproco.

Finchè desiderio e vita

mi accompagnano.


qualche lettura, forse non proprio da spiaggia…ma interessante e significativa

 

http://www.laborcare.it/misc/pdf/editoriale_15

questo numero di Laborcare Journal è dedicato alla formazione

La morte ai tempi di Facebook, di Davide Sisto

riflessione sulla pagina facebook di una persona che muore…la facciamo chiudere? la diamo in eredità ?


butho-fiesole-bis

 

Finalmente le stelle

e la luna nel suo

sorridente

primo quarto

ad attendere nuovi giorni

per la sua rotondità

come ventre gravido di vita.

Passi misurati

gesti lenti antichi

bocche spalancate

fuochi sulla scena

musica penetrante le viscere

corpi maschili scolpiti

da ore e ore di esercizi

accompagnano la notte

e infine

dolci inchini giapponesi

la conducono

per mano

verso l’alba.

 

Sankai juku (“laboratorio dei mari e dei monti”) è una compagnia giapponese fondata nel 1975 da Ushio Amagatsu, appartiene alla seconda generazione di ballerini buto. Per Amagatsu il buto è un tentativo di articolare il linguaggio del corpo per trovare un senso comune, un’umanità universale, ricorrendo a volte alla crudeltà e alla brutalità (dalla brochure del Florence dance festival 2016)