Il blog di Luciana Coén

Archivi del mese: agosto 2016

La voce

affievolisce

non  la sentono più

al di là

del cumulo di macerie

 

ma continua a risuonare

forte

dentro di te

nel tempo

e nello spazio

che più non esiste

sotto le macerie

 

la voce affievolisce

la vita

lentamente

torna polvere.

 

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Ho rincorso

le nostre corse

per salite e vicoli

l’aria salmastra

arrivava col maestrale

i capelli ricci al vento

-più leggeri  i nostri passi.

Le risate dei teneri cuori

in tumulto

verso la vita

verso incontri

-plasmavano il futuro

le notti in bianco

tra parole e pomodori

sussurri e anguria

giovani adolescenti

dentro una affettuosa sensualità

sorrisi

scorreva il nostro tempo insieme.

Poi la lontananza

le epistole

attese lette risposte

-i passi appesantiti

hanno portato altrove,

ciascuna per la sua strada.

Eppure, ognuna riposa

dentro l’altra,

faro dell’incipit della vita

dolce calore

depositato nel cuore

affaticato dagli anni

ma sempre vivo

e aperto all’emozione.

Grazie.

alisa


La mancanza

sottile silenziosa

erosione nell’anima

si fa carne

e attende

il calore delle braccia

il turgore delle labbra

l’intrecciarsi delle gambe

la pelle contro pelle

il corpo a corpo

che la renda vana

con la sua carnosità

e si insinui

tra le pieghe del sonno

che non distende

né chiude ancora

le palpebre.

 


Ammiro e ringrazio chi riesce ancora a trovare parole per il susseguirsi di femminicidi nel nostro paese.

Personalmente, ho invece sempre più difficoltà a trovarle, lo sgomento scatena il silenzio, non compiacente, ma sconvolto, spaesato per il reiterarsi di tanta barbarie.

Si affaccia un pensiero: indipendentemente dal genere, sembra prevalere la perdita della sacralità della vita umana, qualsiasi essa sia. Che senso hanno, da dove derivano le stragi, gli stupri etnici e non, i femminicidi che vengono perpetrati in nome di un dio, di una etnia prevaricatrice su altre, di un Io frustrato e così vulnerabile da non accettare la fine di una relazione o l’altro Altro-da -se?

Amori sbagliati, patologici, grandi e piccoli, nei quali si è smarrita, bruciata, uccisa la vita stessa nell’aspetto cruciale del suo essere SACRA. Sacra per sé stessa e per chi la abita ma soprattutto per ciò che è in relazione agli altri, al mondo, all’universo.

Annientare, colpire, uccidere una donna sembra rafforzare questa troppo diffusa perdita della sacralità della vita perché è la donna che porta in sé una vita, la partorisce e la consegna al mondo, agli altri esseri umani, con tutta la sua essenza sacra.

Senso del sacro che niente ha a che vedere con qualsivoglia religione, ma solo con l’intima profonda spiritualità che abita ognuno e che necessita dell’altrui riconoscimento per poter essere.


Lascio il cancro agli anni trascorsi

guadati nel dolore

appesi ai filamenti lunari

ai raggi solari

e ai sorrisi di chi non è più;

alabastrina rimane la sua impronta

come tulle ricopre la cicatrice

-cancro è stato,

forse tornerà,

ma ancora

mi coglierà viva

e percorrerò un altro tratto di via.

E se più non sarà

la vita continuerà

comunque

a stupirmi

a sorprendermi

con i suoi colori

odori luci

ombre gioie

dolori incontri.