Il blog di Luciana Coén

Archivi del mese: settembre 2016

L’amore torna

quello dato ricevuto

respinto accolto

impossibile nel possibile

 

stalattite plasmata

goccia su goccia

nei colori di un raggio di sole

penetrato nei vuoti

delle molecole d’acqua.

 

A volte si spezza

precipita a terra

si scioglie in altra acqua

ma poi

goccia su goccia

l’amore torna.

 

Come epistola

che alla fine

giunge a destinazione.

 

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Un granello di polvere

un sospiro una nota

un clamore sinistro

una nuvola di pulviscolo

denso

irrespirabile

pieno di terra il respiro

un coro di voci bianche

si inerpica sulle macerie

sempre più lieve

lontano

sussulto di umanità

sbriciolata

persa

mai adulta sarà.

 

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prima cellula

Ci sono momenti

in cui la parola espirata

è un peso

un togliere aria

ampiezza

al respiro.

Il silenzio giunge

allora

a preservare la vita

a permettere all’alito

di allargare i polmoni

e continuare a essere.

 

 

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seconda cellula

Non scendo mai dal treno

tutte le stazioni sono la mia casa.

Dormo mi sveglio

attendo osservo

talvolta scendo

a sgranchire gambe.

Ma è la mia casa

perché non ho più casa

nessun luogo dove

andare stare

partire tornare

e ogni stazione

mi accoglie

mi prende

mi fa stare

e subito dopo

mi da il via

mi chiede di ripartire

andare tornare

altrove.

Il calore

l’umore sazio

della gente sul treno

mi fa  salire

e mi conduce via

verso un’altra stazione.

E quando salgono

per pulire le carrozze

io scendo

un bagno a terra mi riceve

rinfresco il viso

il corpo

cambio una maglia

spiumaccio i pantaloni

e risalgo su più pulito

quasi nuovo,

forse un altro me.

Un altro treno

un’altra stazione

un altro dove

mi attendono

e poi

ancora

mi lasceranno andare,

ripartirò.


Odore di mamma

disperso nelle tue ceneri;

odore di mamma

nel latte del tuo seno;

odore di mamma

nel profumo alle zagare

-ti cospargevi il  corpo.

Odore di mamma

negli abiti freschi

nelle scarpe sformate

nei passi stanchi.

Odore di mamma

nei capelli candidi

negli occhi scuri

-affondava profondo il tuo sguardo.

Odore di mamma

nel chiuso della stanza

dove il male ti adagiava.

Odore di mamma

negli anni scorsi sulla pelle

nella dolcezza senile del viso

nel sorriso tirato

nelle mani sempre più scarne.

Odore di mamma

negli occhi che si chiudono

-pregni e stanchi di tanta vita

nel respiro che si fa flebile

nell’assenza che assorbe

il tuo odore di mamma.

 

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Quel giorno

Mercurio

sbattendo le sue piccole ali

ai piedi

scese su di te

ti sollevò

abbracciandoti.

Eri già eterea

leggera,

ci avevi ormai salutato,

rimaneva il tuo guscio.

Poi anche quello svanì,

nelle sue  ceneri

-riposano adagiate

nel grembo materno.

Sei tornata là

da dove sei venuta.

Con amore.

 

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