Il blog di Luciana Coén

Archivi del mese: ottobre 2016

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Attesa:

tempo che si dilata

fino allo spasimo

di un cuore

-batte più veloce-

incongruenza di uno spazio

abitato da velocità diverse

tese verso uno stesso punto.

 

 

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L’ultima sottile

luminosa rima lunare

poggia dolcemente

sul sole nascente

-assorbe l’intima luce

prima di obliarsi

e prepararsi al nuovo ciclo.

 

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riflessione in un luogo di incontro di esperienze, di condivisione, circolarità e apertura di emozioni….

 

http://www.laborcare.it/?q=content/%E2%80%9Cdatemi-spazio%E2%80%A6%E2%80%9D-0


Dove avverto mancanza, vuoto, forse una volta c’è stato un pieno.
E allora, rivolgerci al pieno, anziché stazionare nel vuoto, riportare a galla frammenti del pieno per depotenziare, detronizzare il vuoto che vuole albergarci, abitarci dentro.
In realtà, nell’universo il vuoto non dovrebbe esistere, perchè siamo veramente interconnessi, collegati l’uno all’altro – vivente o meno – in una soluzione di continuità e contiguità e anche se esiste una frattura, una discontinuità, le cellule, gli esseri si attivano per ripararsi e riconnettersi.
Forse si modificano le connessioni e le difficoltà-impossibilità a vederle, riconoscerle, accoglierle, ce le fa vivere come vuoto, spazio disabitato.

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Probabilmente è qualcosa che al momento ci appare ignoto, sconosciuto.
In fondo, una volta conosciuto, tastato, assaporato, abitato, il vuoto si restringe, perde il senso di estraneità, di vacuità, di paura, di fagia-inglobamento e ci appartiene, come un dolore contenuto in un’urna e divenuta il riempimento di un qualcosa che non è più come lo abbiamo vissuto fino ad allora ma che esiste altrove in altra forma, in altre sembianze.


In un sacro silenzio

accosto dolcemente la porta.

Un fascio di luce

illumina ancora la stanza.

La gobba di una mezza luna

poggia sulla terra.

 

Una nota

musica lo stupore:

il sole buca le nuvole

la nebbia mattutina

-tinge di verde ambrato

l’autunno.

 

Trovate spazio

nel cammino del dolore,

lacrime,

per sgorgare

e sciogliere

la dura patina

che vi impedisce.

Il dolore poi

allenterà la sua morsa

-raggi di luce

sprazzi di gioia

la bellezza nutrirà.

Anche dentro una fine

anche dentro una profonda tristezza

anche dentro una lacrima.