Ci sono filamenti di tempo

-onde che tornano

talvolta sommergono

impigliati in alghe

profonde limacciose-

in cui la tua assenza

si palesa a me

con una richiesta

che preme dalle viscere

sale agli occhi

annebbia la vista

oscura la voce.

 

Il tuo perdono

-che si rinnovi,

il tuo perdono-

ancora

e ancora

e ancora

infinitamente ancora.

 

Per  averti

appena sfiorata

-lieve calda carezza-

com- presa

accolta.

 

Per il perderci

nei rumori quotidiani

annientando

il soffermarmi

ad ascoltare

il soffio del tuo cuore

sanguinante

l’alito della tua anima

dolente.

 

Ancora oggi

perdono

con tutta

l’amorevole rabbia

vivente.

 

 

 

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