Il blog di Luciana Coén

Archivi categoria: arte

Lady O’Nion, Hellerau, 14-15 settembre 2017

Si è svolta a Hellerau, Dresda (Germania) la rassegna Linie 08 re-move dove Elena Cencetti ha presentato Lady O’Nion parafrasando “onion” (cipolla). Cipolla come metafora degli strati e delle maschere/persone che vestiamo/abitiamo durante la vita.

L’entrata in scena della ballerina, rivestita di una tuta vedremo poi colma di abiti, è surreale, liberante e liberatoria con la sua sonora risata che accompagna gli scivolamenti ripetuti sullo spazio scenico, ironizzando sulla pesantezza e sui diversi strati che la ingolfano e al tempo stesso proteggono, anche dagli urti sul terreno delle scivolate. La performance è un connubio tra danza e teatro, dove la danza acquista una voce (della ballerina, di G. Gaber – alcuni versi del Dialogo sulla cipolla 1972/73- e di versi della poesia di P. Neruda Ode alla cipolla), la mimica e la gestualità del teatro e il teatro acquista l’armoniosa flessuosità coreutica.

Con la grazia della danza e la sveltezza teatrale, Elena si libera degli strati che la rivestono; con teatralità dà voce ad ogni abito tolto evocando i ricordi del periodo in cui sono stati indossati/abitati: l’adolescenza, un tango, il matrimonio….fino a rimanere con l’abito che rappresenta la sua essenza e in un gioco di luci e ombre, danza la sua sostanza, la rabbia che attraversa talvolta la vita e come cane rabbioso addenta gli abiti con il furore del tempo andato; oppure si produce in una danza con la tuta che rappresenta il partner, ballando il matrimonio.

Vestirsi a cipolla è sinonimo del proteggersi dalle intemperie attraverso più strati, che possono essere tolti via via che il clima migliora: quale metafora esplicativa per la vita, dalla quale ci proteggiamo come meglio possiamo quando eventi ci scombussolano? E quale indigeribilità rappresenta la cipolla come lo è talvolta indigesta la vita , ma come dice Gaber “non è detto che una cipolla ti faccia male. Se la capisci, butti via quello che non serve e tieni la sostanza”. Oppure nell’Ode di Neruda la cipolla è ben vista perchè è il cibo dei poveri, che fa piangere senza però affliggere e ha una sua bellezza, formatasi petalo su petalo, strato su strato.

La performance si chiude con il balletto con la tuta, con cui si è aperta la performance, adesso riempita degli abiti che vestivano Elena e che può rappresentare l’altro sé, accolto tra le proprie braccia.

http://www.tanznetzdresden.de/lady-onion-einblick.html

https://www.facebook.com/1617355281881796/photos/ms.c.eJxFzNsNgDAMQ9GNkGO3eey~;GAqU8HtkXwICSEgWBlw8oAZUDJj7xhI~;MFalItYPbyPnks9iD5QavDTgHdWOGwo0Gr0~-.bps.a.2003000493317271.1073741836.1617355281881796/2003002203317100/?type=3&theater

http://guide.supereva.it/letteratura_sudamericana/interventi/2004/10/179657.shtml

http://www.giorgiogaber.it/discografia-album/le-cipolle-prosa-testo

Annunci

butho-fiesole-bis

 

Finalmente le stelle

e la luna nel suo

sorridente

primo quarto

ad attendere nuovi giorni

per la sua rotondità

come ventre gravido di vita.

Passi misurati

gesti lenti antichi

bocche spalancate

fuochi sulla scena

musica penetrante le viscere

corpi maschili scolpiti

da ore e ore di esercizi

accompagnano la notte

e infine

dolci inchini giapponesi

la conducono

per mano

verso l’alba.

 

Sankai juku (“laboratorio dei mari e dei monti”) è una compagnia giapponese fondata nel 1975 da Ushio Amagatsu, appartiene alla seconda generazione di ballerini buto. Per Amagatsu il buto è un tentativo di articolare il linguaggio del corpo per trovare un senso comune, un’umanità universale, ricorrendo a volte alla crudeltà e alla brutalità (dalla brochure del Florence dance festival 2016)

 


Un viaggio purtroppo breve ma intenso per il calore – umano e climatico -, per i colori, la luce, i sapori, i profumi, i paesaggi e i luoghi visitati, mi ha riportato dopo tantissimi anni in Israele. Un viaggio desiderato da tempo e di cui ho colto al volo l’opportunità offerta dal KKL Italia. Senza entrare in considerazioni legate alla situazione politica, troppo complessa e articolata per essere liquidata con poche parole, il paesaggio con i colori, con i contrasti è quello che più mi ha colpito. La durezza della pietra che il calore e la luminosità del sole ammorbidisce e rende ancor più viva; il contrasto tra l’aridità e il verde; tra il nord e il sud israeliano; il silenzio quasi spirituale nei luoghi dove scarseggiano gli insediamenti umani; il cielo che si tinge di rosa al tramonto come sul Mar Morto e le montagne che lo sovrastano; l’esplosione di fiori e di alberi dai mille colori.

 

La vista soprattutto ha trasmesso al cuore bellezza energizzante.

Ancora una volta porterò tutto con me, insieme al desiderio di tornare e vedere ancora e lasciarmi compenetrare e vestire dai colori, dal calore, dalla luce, dalla spiritualità che, nonostante tutto, aleggia nell’aria e avvolge.


http://www.ticket.it/chagall/mostra.html

mostra da vedere…colori, serenità…

“Se creo qualcosa usando il cuore, molto facilmente funzionerà; se invece uso la testa sarà molto difficile”

Marc Chagall