Il blog di Luciana Coén

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La settimana intensa di incontri e presentazione libri si è conclusa, nonostante il tentativo di censura. Ogni presentazione ha portato nuove e interessanti riflessioni sui miei scritti, proposto sguardi diversi. Adesso per me il riposo dopo tutte le forti e coinvolgenti emozioni, ma non prima di aver ringraziato per la stima e il sostegno; per aver creduto (e credere) in me e nella mia scrittura:

Hanz Gutierrez, Centro culturale di scienze umane e religiose (CECSUR), Istituto avventista di cultura biblica, Firenze;

Maria Rosa Zigliani, Grazia Chiarini e Leonardo Fei, Società Italiana Medicina Psicosomatica (SIMP) Sezione Toscana;

Chiara Molducci, assessore Pubblica Istruzione comune San Casciano V. Pesa;

Marco Rossetti, Biblioteca comunale S. Casciano V. Pesa;

Eugenia Liaci, pittrice, Atelier Stella Sambuca V. Pesa;

Nadia Bassanese, psicoterapeuta, associazione La Finestra Firenze;

Rosella Borghi, per la sua presenza, vicinanza, amicizia e per i suoi preziosissimi e apprezzatissimi acquerelli;

e tutti i partecipanti che con le loro  emozioni,  attenzione, coinvolgimento e contributo hanno reso gli incontri densi di significato.

Grazie dall’anima

acquerelli di Rosella Borghi proprietà riservata

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locandina oblate

 

Il corpo femminile, arte malattia e benessere alla Biblioteca delle Oblate a Firenze a iniziare da sabato 24 marzo, a cura della SIMP Toscana


Lady O’Nion, Hellerau, 14-15 settembre 2017

Si è svolta a Hellerau, Dresda (Germania) la rassegna Linie 08 re-move dove Elena Cencetti ha presentato Lady O’Nion parafrasando “onion” (cipolla). Cipolla come metafora degli strati e delle maschere/persone che vestiamo/abitiamo durante la vita.

L’entrata in scena della ballerina, rivestita di una tuta vedremo poi colma di abiti, è surreale, liberante e liberatoria con la sua sonora risata che accompagna gli scivolamenti ripetuti sullo spazio scenico, ironizzando sulla pesantezza e sui diversi strati che la ingolfano e al tempo stesso proteggono, anche dagli urti sul terreno delle scivolate. La performance è un connubio tra danza e teatro, dove la danza acquista una voce (della ballerina, di G. Gaber – alcuni versi del Dialogo sulla cipolla 1972/73- e di versi della poesia di P. Neruda Ode alla cipolla), la mimica e la gestualità del teatro e il teatro acquista l’armoniosa flessuosità coreutica.

Con la grazia della danza e la sveltezza teatrale, Elena si libera degli strati che la rivestono; con teatralità dà voce ad ogni abito tolto evocando i ricordi del periodo in cui sono stati indossati/abitati: l’adolescenza, un tango, il matrimonio….fino a rimanere con l’abito che rappresenta la sua essenza e in un gioco di luci e ombre, danza la sua sostanza, la rabbia che attraversa talvolta la vita e come cane rabbioso addenta gli abiti con il furore del tempo andato; oppure si produce in una danza con la tuta che rappresenta il partner, ballando il matrimonio.

Vestirsi a cipolla è sinonimo del proteggersi dalle intemperie attraverso più strati, che possono essere tolti via via che il clima migliora: quale metafora esplicativa per la vita, dalla quale ci proteggiamo come meglio possiamo quando eventi ci scombussolano? E quale indigeribilità rappresenta la cipolla come lo è talvolta indigesta la vita , ma come dice Gaber “non è detto che una cipolla ti faccia male. Se la capisci, butti via quello che non serve e tieni la sostanza”. Oppure nell’Ode di Neruda la cipolla è ben vista perchè è il cibo dei poveri, che fa piangere senza però affliggere e ha una sua bellezza, formatasi petalo su petalo, strato su strato.

La performance si chiude con il balletto con la tuta, con cui si è aperta la performance, adesso riempita degli abiti che vestivano Elena e che può rappresentare l’altro sé, accolto tra le proprie braccia.

http://www.tanznetzdresden.de/lady-onion-einblick.html

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http://guide.supereva.it/letteratura_sudamericana/interventi/2004/10/179657.shtml

http://www.giorgiogaber.it/discografia-album/le-cipolle-prosa-testo