Il blog di Luciana Coén

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Il corpo femminile, arte malattia e benessere alla Biblioteca delle Oblate a Firenze a iniziare da sabato 24 marzo, a cura della SIMP Toscana

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Fatti di acqua

immersi nel grembo materno

pregno di acqua

morirono in acqua.

 

Hanno insegnato

a non guardare gli occhi

a girarli a pancia in giù

appena recuperano i corpi.

Gli occhi

-potrebbero essere aperti

pieni di acqua marina

blu profondo

e ancora guardarci

chiederci dalla vitrea pupilla

una parola

una mano

un aiuto;

il volto

potrebbe essersi congelato

nell’ultimo sorriso

o nell’ultimo spasimo

del grido perso

in quella marea di acqua

-ne riempì la bocca

salmastro puro

e rimase aperta

sulla spettrale gola

i denti bianchi

fulgidi

nel blu petrolio

del mare.

Non vanno guardati

– quegli occhi

quei volti

sono gonfi

di domande liquide

e noi,

noi

non abbiamo risposte.

Neanche un nome

possiamo restituire loro;

neanche talvolta

ricomporre il corpo.

Solo districarli

e riportarli

alla luce asciutta

della terra agognata

grondanti

di un dolore infinito

di lacrime liquide.

 


tornoperungiorno_copertina

 

in uscita nei prossimi giorni….

grazie a Rosella per l’acquerello di copertina, grazie a Marta per la prefazione

 

 

buona lettura!!!

 

 


Lady O’Nion, Hellerau, 14-15 settembre 2017

Si è svolta a Hellerau, Dresda (Germania) la rassegna Linie 08 re-move dove Elena Cencetti ha presentato Lady O’Nion parafrasando “onion” (cipolla). Cipolla come metafora degli strati e delle maschere/persone che vestiamo/abitiamo durante la vita.

L’entrata in scena della ballerina, rivestita di una tuta vedremo poi colma di abiti, è surreale, liberante e liberatoria con la sua sonora risata che accompagna gli scivolamenti ripetuti sullo spazio scenico, ironizzando sulla pesantezza e sui diversi strati che la ingolfano e al tempo stesso proteggono, anche dagli urti sul terreno delle scivolate. La performance è un connubio tra danza e teatro, dove la danza acquista una voce (della ballerina, di G. Gaber – alcuni versi del Dialogo sulla cipolla 1972/73- e di versi della poesia di P. Neruda Ode alla cipolla), la mimica e la gestualità del teatro e il teatro acquista l’armoniosa flessuosità coreutica.

Con la grazia della danza e la sveltezza teatrale, Elena si libera degli strati che la rivestono; con teatralità dà voce ad ogni abito tolto evocando i ricordi del periodo in cui sono stati indossati/abitati: l’adolescenza, un tango, il matrimonio….fino a rimanere con l’abito che rappresenta la sua essenza e in un gioco di luci e ombre, danza la sua sostanza, la rabbia che attraversa talvolta la vita e come cane rabbioso addenta gli abiti con il furore del tempo andato; oppure si produce in una danza con la tuta che rappresenta il partner, ballando il matrimonio.

Vestirsi a cipolla è sinonimo del proteggersi dalle intemperie attraverso più strati, che possono essere tolti via via che il clima migliora: quale metafora esplicativa per la vita, dalla quale ci proteggiamo come meglio possiamo quando eventi ci scombussolano? E quale indigeribilità rappresenta la cipolla come lo è talvolta indigesta la vita , ma come dice Gaber “non è detto che una cipolla ti faccia male. Se la capisci, butti via quello che non serve e tieni la sostanza”. Oppure nell’Ode di Neruda la cipolla è ben vista perchè è il cibo dei poveri, che fa piangere senza però affliggere e ha una sua bellezza, formatasi petalo su petalo, strato su strato.

La performance si chiude con il balletto con la tuta, con cui si è aperta la performance, adesso riempita degli abiti che vestivano Elena e che può rappresentare l’altro sé, accolto tra le proprie braccia.

http://www.tanznetzdresden.de/lady-onion-einblick.html

https://www.facebook.com/1617355281881796/photos/ms.c.eJxFzNsNgDAMQ9GNkGO3eey~;GAqU8HtkXwICSEgWBlw8oAZUDJj7xhI~;MFalItYPbyPnks9iD5QavDTgHdWOGwo0Gr0~-.bps.a.2003000493317271.1073741836.1617355281881796/2003002203317100/?type=3&theater

http://guide.supereva.it/letteratura_sudamericana/interventi/2004/10/179657.shtml

http://www.giorgiogaber.it/discografia-album/le-cipolle-prosa-testo


herbert-list

fotografia di Herbert List dal blog http://www.alessandrasarchi.it/storie_di_corpi/

Con il corpo

parli di un dolore

che non può più

essere taciuto

e cerca casa.

Accoglilo, liberalo

liberando te stessa.

Liberati anche del dolore

che non è tuo,

neanche come persona

-donna-madre-compagna.

Abbi cura di te.

Semplicemente

prenditi cura di te,

solo di te,

per ora,

finchè il tempo

lo addomesticherà

e lo abiterà

nell’antro piumato

del tuo cuore.