Il blog di Luciana Coén

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Facesti pace

infine

con la sofferenza psichica.

Un tonfo

poi il silenzio.

Tace il respiro

che il dolore

spezzava.

Tace il rimestio

nelle viscere

attorcigliate

dai mille pensieri

d’angoscia.

Tace la psiche,

inascoltata,

incompresa,

ridotta

ad uno spasimo

ululante.

Tace

la tua voglia

di vita.

E non trova parole

la nostra coscienza;

neanche il balbettio

delle nostre labbra

ti restituirà

alla vita.

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è notte, mi sveglio all’improvviso, il sonno interrotto.

Il pensiero che i bambini, gli adolescenti e negli ultimi giorni, almeno tre bambine siano state fatte saltare in aria per distruggere vite, mi attanaglia l’anima, il cuore e mi tiene sveglia.

Nell’incapacità totale di fare qualcosa perché l’orrore cessi, uso il mezzo che posso: le parole, le mie forse inutili parole, per ricordarle, per ricordarci che anche noi siamo responsabili di ciò che accade, soprattutto delle giovani vite distrutte, violate per spezzare il futuro.

 

Il gioco inizia:

le mani leggere, carezzevoli

sfiorano il corpo,

credi sia amicizia

affetto;

 

vestono abiti nuovi

colorati;

 

poi velocemente

con durezza

cingono la tua vita

con una fascia.

 

E’ pesante

fatichi a camminare

ma le mani

ti spingono avanti

e devi andare.

 

Venduta per disperazione

dalla tua famiglia

o rapita

o già orfana

per la guerra maledetta

ti avvii;

 

lo sai che stai per saltare in aria?

oppure pensi ancora ad un gioco?

Sei in mezzo alla gente

 

povera disperata come te

 

forse sorridi

forse scherzi

o forse non sai più come si fa

ormai da tanto tempo.

 

Poi

la tua vita

salta in aria

 

Distrutta

 

insieme a quella

di tanti altri.

 

Perdono.

Per l’incapacità di esserti vicino.

Perdono.

Per la tua giovane

femminile vita

distrutta.

 

E non voglio usare-abusare immagini che lacerano alla vista perché solo il cuore e l’anima devono avere occhi di fronte a tanta efferatezza e scolpire dentro di sé l’orrore per farsene carico e cominciare a contrastarlo. Anche con il pensiero, anche con le parole. Per il futuro che viene estirpato così prima ancora che metta saldi radici.


addio

 

 

Alle bambine

che scompaiono

ancor prima di vedere la luce

o  appena illumina

i loro occhi;

a quelle che spariscono,

vittime

di non si sa quale mano

o progetto o pensiero

se tali possono definirsi;

alle ragazze

che non vedranno fiorire

la loro vita

estirpata al primo sbocciare;

alle donne

che continuano a generare

amore e figli

e muoiono

perchè femmine.

 

A tutte

va il mio canto

muto di rabbia

tragico di tenerezza

doloroso di solitudine.

 

A noi femmine

che ancora siamo,

persone,

un pensiero colmo di ringraziamento

per la nostra forza e vita;

un pensiero colmo di tristezza

per chi non è più

per mano violenta.

 


 

Senza parole per la violenza assurda e atroce verso le donne che sconvolge l’India, nel nostro immaginario occidentale collettivo terra di non violenza e di spiritualità…da dove deriva l’accanimento così brutale (non si può dire neanche bestiale, gli animali non arrivano  a tanto…)? è solo la povertà? è solo l’effetto delle colonizzazioni e della cultura/civiltà che pensiamo di aver portato loro?

Le parole non hanno più senso nè suono di fronte a tanta inaudita efferatezza…non esiste più il rispetto per l’Altro e soprattutto per la Donna.

 

http://www.repubblica.it/esteri/2014/06/02/news/violenza_india-87905135/?ref=search


Galleggia

a pelo d’acqua

con i suoi occhi scuri

fondi

che ci fissano

mentre affonda

e come Martin Eden

nel momento stesso

in cui lo seppe

cessò di saperlo

che non avremmo più rivisto

i suoi occhioni fondi.

 

A coloro che alla ricerca di una vita altra, hanno perduto la loro in fondo al mare.

 

http://video.repubblica.it/edizione/palermo/quell-abbraccio-inimmaginabile-in-un-mare-di-morte/165896/164385?ref=HREA-1