Il blog di Luciana Coén

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Non è

la mancanza di te

-uscito dalla mia vita-

che geme l’anima.

 

Qualcosa si rinnova

un dolore primordiale

-la fine di una storia

lo resuscita

insieme a un’altra vita

nell’orizzonte di ognuno.

 

E’ la spalla

il corpo

a cui affidarsi

che viene meno

 

la lacerazione primitiva

di quando si è messi al mondo

e qualcuno

ci prende a sè

ci scalda

ci abbraccia

ci conforta.

 

Ogni perdita

è lacerazione

che si rinnova.

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Sento il lutto avanzare

impigliarsi nei fili

dei ricordi

attorcigliarsi

nella sfilacciatura

delle ciglia

mentre lacrime

ammorbidiscono la pelle.

 

Cercare la voce

le parole

il lenimento

nella tua assenza.

 

Una nuova musica

traspare

dai filamenti

che lasciasti

in quel pieno

di corpi doloranti

che ascoltavi

e fecondavi

con la tua presenza.


La mancanza

sottile silenziosa

erosione nell’anima

si fa carne

e attende

il calore delle braccia

il turgore delle labbra

l’intrecciarsi delle gambe

la pelle contro pelle

il corpo a corpo

che la renda vana

con la sua carnosità

e si insinui

tra le pieghe del sonno

che non distende

né chiude ancora

le palpebre.

 


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Arriva da pietre antiche

profumate di salmastro

in un alito di brezza

insinuate nella luce

di uno zircone nascosto

una voce, lontana

Mi manchi.

Non ha il suo colore

né la sua profondità.

Arriverà, forse

un domani.

 

 

 

 


Mancanza più acuta mancanza

Fa paura

questa sconvolgente mancanza

stritola

con un dolore così acuto

da desiderare la fine

al più presto.

Non ha nome

-non la si può nominare

non ha un dove

un luogo dove giacere

non ha un perché.

E’, semplicemente è

-esiste

si fa spazio

occupa

imbibisce della sua linfa

dove non si può far altro

che naufragare.

Con tutto il dolore

per la mancanza

multiversale

che sempre accompagnerà.

 

 

Sogno

Mi sarebbe piaciuto

addormentarmi

sulla tua pancia

respirare con il tuo respiro

sudare con la tua pelle

sorridere con il tuo cuore

e svegliarmi

quando i tuoi occhi

solcano il mio corpo

penetrano nei miei

e baciano le labbra.

Mi sveglio

il sogno è passato,

fresca folata di vento.