Il blog di Luciana Coén

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invito marzo donna – medicina spicosomatica (1)

 

ERRATA CORRIGE: nella locandina è scritto martedì 24 marzo:

la conferenza è sabato 24 marzo

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Lascio il cancro agli anni trascorsi

guadati nel dolore

appesi ai filamenti lunari

ai raggi solari

e ai sorrisi di chi non è più;

alabastrina rimane la sua impronta

come tulle ricopre la cicatrice

-cancro è stato,

forse tornerà,

ma ancora

mi coglierà viva

e percorrerò un altro tratto di via.

E se più non sarà

la vita continuerà

comunque

a stupirmi

a sorprendermi

con i suoi colori

odori luci

ombre gioie

dolori incontri.


Be’, sì è sbagliato il nome, ma Lucia Coèn sono sempre io, Luciana

Nonostante siano passati 8 anni dalla sua pubblicazione, Mani sul mio corpo offre ancora spunti e riletture.

Grazie Stefania Polvani e a tutti i lettori!!!

 


Quando il moto dell’universo si concentra in una individualità diventa ciò che si chiama la volontà1

Dalla narrazione di Mani sul mio corpo. Diario di una malata di cancro al corpo nelle mie mani attraverso l’espressione artistica dei movimenti coreutici; due modi diversi per esprimere emozioni e percezioni corporee. Perchè del movimento delle emozioni rimane memoria nel corpo stesso che è possibile evocare. La performance Mani sul mio corpo ha ri-evocato emozioni, propriocezioni riconducibili a qualsiasi evento stravolga una qualsiasi vita.

Il balletto – in italiano il titolo – presentato a Dresda al Festspielhaus Hellerau (Germania) all’interno di Linie 08 attention, trae spunto dall’omonimo libro. Più scene all’interno di una scenografia ridotta all’essenziale e giocata molto sulle luci che di volta in volta illuminano le ballerine, Therese Wielepp e Elena Cencetti, valorizzando i quadri che creano. Assoli si alternano a movimenti danzati in coppia, in un lasciarsi e ritrovarsi attraverso gli sguardi e i corpi, come nella vita reale, nella concretizzazione del bisogno di relazione di vicinanza e di condivisione anche fisica delle emozioni.

Lo svolgersi della rappresentazione utilizza l’esperienza del cancro come metafora dell’esistenza, quando un qualsiasi evento irrompe nella vita e la stravolge. Così l’inizio della performance è un ballo stile disco dance a due, dove si respira spensieratezza e leggerezza per piombare in un assolo di forte impatto emotivo per l’energia che la danzatrice trasmette allo spettatore, paura e dolore per l’evento avverso. Si alternano figure che rimandano alla malattia, a un intervento chirurgico, alla alterazione della femminilità concepita generalmente come integrità fisica corporea e quindi la menomazione legata ad una asportazione di parti sessualmente caratterizzanti la donna, riduce se non rimuove completamente la femminilità della donna operata, sempre per una visione generale della nostra cultura e società. Giocato sulle mani sul corpo un altro assolo coinvolgente dove la luce concentra l’attenzione sull’espressività dei gesti della ballerina senza aggiunta di altra coreografia se non se stessa, il suo corpo e i movimenti armonici che disegna. La scenografia è scarna, sono presenti solo alcuni oggetti, come reggiseni e protesi, un tavolo che di volta in volta rappresenta un armadio, un tavolo operatorio, una pedana dove le due coreute giocano con se stesse, una sopra e una sotto, in una sincronia e sintonia di movimenti che, non vedendosi, emergono dalla percezione comunque l’una dell’altra, dal palparne la presenza altrui. Apre e chiude la performance la candela, elemento significativo presente nel libro, come simbolo di vita che continua a illuminare il cammino, nonostante gli eventi destabilizzanti. Suggestiva la musica che accompagna ogni quadro in movimento, come il mixage di suoni che simulano un intervento chirurgico o la melodia di Maria Carta durante il primo assolo, fino all’esplosione finale sul survivor – superwoman supereroe – in una danza veloce, vivace e ironica/sarcastica sul concetto di sopravvivenza per le donne che, pur avendo attraversato un cancro, vivono ancora, vitali e nella pienezza della vita, come dimostrano le due ballerine, ambedue intimamente vicine a donne survivor.

Danke schön Therese, grazie Elena.

1Isadora Duncan, Donna è ballo, Ghibli editore 2015, pag. 9

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