Il blog di Luciana Coén

Archivi categoria: memoria

 

Un anno…

Vorresti fermare il tempo

come lui ha bloccato il tuo passo.

Ma il tempo si è dissociato:

il tuo, che attende

e l’altro che,

incurante della tua

sofferente attesa,

continua a scorrere.

Torneranno insieme

la strada percorsa però

non sarà più la stessa.

 

Un altro anno…

Toglimi la pesantezza dalle palpebre

lasciami aprire gli occhi

e lo sguardo

alla luce del mondo;

alleggerisci le mie labbra

e schiudile al sorriso;

abbraccia il mio corpo

con tenera forza

-sicuro riprenda il suo andare.

Grazie.

 

Per il 3 agosto

che ancora oggi

posso ricordare.

 

Poesie e foto sono proprietà riservata dell’autrice.

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L’estate

il sole

il caldo

il mare

hanno il sapore salmastro

del chicco d’uva

croccante sotto i denti

caduto nella sabbia bianca finissima

e sciacquato nell’acqua marina;

del pomodoro rosso

succoso maturo

addentato e grondante

linfa sanguigna

su una fetta di pane

di semola di grano duro.

Il sapore dei ricordi d’infanzia

delle grida gioiose

ri-posano

dentro il mare smeraldo

nella Terra Madre

-Madre Terra.

MARE:

STORIA:

PIANTE:

TRAMONTI:

ARTE CONTEMPORANEA:

e come non augurare buona vita a questi piccoli rondinini che attendono il cibo stretti nel loro nido…


Scivolano

intorno

come intoccate

le cose quotidiane

gocce salate

di mare di lacrime

gocce di rugiada

al risveglio mattutino

gocce di sudore

la pelle trema e freme.

Alcune si smarriscono

non imprimono memoria

e la polvere

si adagia nel calco

lasciato dal loro peregrinare.

Scivolano

verso chissà dove

-solo ciò che si imprime

rimane indelebile

radice nella terra

dell’anima.

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Quel giorno

Mercurio

sbattendo le sue piccole ali

ai piedi

scese su di te

ti sollevò

abbracciandoti.

Eri già eterea

leggera,

ci avevi ormai salutato,

rimaneva il tuo guscio.

Poi anche quello svanì,

nelle sue  ceneri

-riposano adagiate

nel grembo materno.

Sei tornata là

da dove sei venuta.

Con amore.

 

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entratamemorialebambini

…I bambini no i bambini no…

Gridavi
E pensavamo essere un urlo folle.

Era sì un urlo folle
Ma di chi non accettava
L’inumanità –
Allora possedeva l’uomo-
Forse anche oggi?

Imponente
La sofferenza del mondo
Dei bambini uccisi
arrivava a te
E solo la follia permetteva
Di urlare di gridare
Il dolore
Altrimenti disperso nel vento
Come le ceneri
Il loro nome
La loro memoria.

Avresti pianto
Tutte le lacrime del mondo
E urlato all’infinito
Con una eco incessante
…I bambini no i bambini no…
Fino a quando la voce
Sarebbe sfumata
soffocata
Dall’orrore
– ancora
Non cessa e si perpetua
Nonostante i mai più -.

 

bambini

Una stanza enorme buia accoglie il Memoriale dei Bambini allo Yad Vashem. Si entra al buio, seguendo un corrimano, gli occhi faticano a abituarsi all’oscurità, i piedi stentano a fare un passo dopo l’altro presi dalla paura di non trovare il terreno sotto di loro e di inciampare. Come i bambini che videro spezzata la vita in modo barbaro. La declinazione continua dei loro nomi e dell’età accompagna il percorso, insieme alle mille lucine che si accendono e si spengono, come è stata fulminea la loro vita. Quando si riemerge alla luce, sono le lacrime che annebbiano la vista dalla commozione che permettono agli occhi di riabituarsi alla luce calda gerosolimitana.
Esperienza indimenticabile, emozioni dense, che si ancorano dentro.