Il blog di Luciana Coén

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Non sarà più

il sorriso

e la risata cristallina

il passo fermo

la testa lucida

le mani forti calde

lo sguardo penetrante

attento;

le parole pacate

il corpo posato

accogliente

sempre

l’armonia soffusa intorno

rimarranno

in me.

Voglio pensarti  vederti

ancora

così

-non più presente

ormai per sempre.

Grazie Alessandro.

Siano ora lievi

i tuoi passi.


Shemà (1)

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:

 

 

                           Considerate se questo è un uomo,
                          Che lavora nel fango
                          Che non conosce pace
                          Che lotta per mezzo pane
                          Che muore per un sì o per un no.
                          Considerate se questa è una donna,
                          Senza capelli e senza nome
                         Senza più forza di ricordare
                        Vuoti gli occhi e freddo il grembo
                        Come una rana d’inverno.

 

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi:
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
10 gennaio 1946
(1): Primo Levi, Ad ora incerta,Garzanti i grandi libri, 2019, pag. 17

Alzarsi (2)

Sognavamo nelle notti feroci
Sogni densi e violenti
Sognati con anima e corpo:
Tornare; mangiare; raccontare.
Finchè suonava breve sommesso
il comando dell’alba:
                        «Wstawac»:
E si spezzava in petto il cuore.
Ora abbiamo ritrovato la casa,
Il nostro ventre è sazio,
Abbiamo finito di raccontare.
È tempo. presto udremo ancora
Il comando straniero:
                    «Wstawac».
11 gennaio 1946
(2): Primo Levi, Ad ora incerta,Garzanti i grandi libri, 2019, pag. 18

 

Tante altre testimonianze, come questa della signora Vera Vigevani Jarach:

https://bigsta.net/account/entredosmundosfirenze/

https://ms-my.facebook.com/cinelatinoamericanotrieste/videos/vera-di-manuela-irianni/461163044753619/

Non dimenticare, mai, e rimanere in rispettoso silenzio


Il primo silenzio

Passò il silenzio.

Si fermò.

In silenzio.

Davanti a me.

Attese.

Silenziosamente.

Scelgo-abito-con vivo

il silenzio

dentro questa cacofonia

di parole

urla pianti

risate sussurri

le orecchie sussultano

-non tollerano più

il dolore lacerante

la sguaiatezza del mondo.

 

Il secondo silenzio.

Ho visto donne

colme di dignità

fin nei capelli

grigio argento ormai

piangere senza vergogna

fragili nella loro forza femminile

e forti nella loro fragilità

di portatrici di stirpe;

piangere al ricordo

al pensiero graffiante

dolente ancora

dentro di loro

di chi con violenza

fu portato via

e ucciso.

Ho visto donne

abbracciare le piangenti

mentre le lacrime

bagnavano gli abiti

e al calore dei cuori

e delle anime

si asciugavano.

Gli uomini raccontavano

le vite scomparse

appena la voce incrinata

tremula

l’occhio più lucido

composti nella loro dignità

ferita comunque.

 

Il terzo silenzio.

L’abbraccio

racchiudeva chi più

non era.

La luna

tonda liscia

illuminava le pietre

-bagliori emanava

luce rinascente

dal ricordo e inchino onorato

del sopravvissuto.

Vide – la luna-

le loro lacrime

inciampare nelle pietre

adagiarsi lievi sulla superficie

per non ferirle ancora

e risplendere ancor più

la luce da esse profusa.

 

Silenzio

di luce circonfuso

abbracciami.

 

 

 


libri babbo 40 anni

RICORDI DI RENATO COÈN
a cura di Luciana Coèn

I quarant’anni dalla tua morte coincidono con la mia uscita dal
mondo del lavoro,

come l’ingresso aveva coinciso con la tua uscita
da questa Terra.

Il libro ha smosso altra terra e portato parti di te sconosciute,
alcune a conferma di quanto già testimoniato nel libro, altre
nuove, finora rimaste incomplete o sommerse.

 

ciao babbo

un omaggio a te, alla tua persona, alla tua storia e alla nostra vita

altri frammenti emergeranno…

 

Renato Coèn, l’uomo privato, l’uomo pubblico, Signa Masso delle Fate 2018

Renato Coèn, l’uomo privato, l’uomo pubblico-Appendice, Signa Masso delle Fate 2019


6sett2019

Arriva

folata improvvisa

onda silente

i piedi immobili nell’acqua

-lo sguardo spazia

su una distesa piatta

infinita

all’orizzonte illimitato-

il tuo mare.

Arriva il ricordo

mentre lavo i denti

sapore di menta

scroscio dell’acqua.

Arriva il tuo dolore

insapore eppure penetrante

impalpabile eppure graffiante

e il tuo corpo

disteso senza peso

abbandonato

in attesa

dell’ultimo srotolarsi della vita

ormai stanco.

I denti ora sono lavati

e tu non sei più

-rotolata in un altrove

spero più leggiadro

e luminoso

come il sole

colto per te stamani.

Spuntano pungenti

i tuoi occhi

dalle palpebre pesanti

nel desiderio

sempre più incastonato

di chiuderli

di proteggerli

dalla luce abbagliante

lattescente

-nulla più

ormai fa scorgere-

e il corpo

le membra

appesantiti

asteniche

-nulla più

ormai abbracciano-.

Ciao mamma.