Il blog di Luciana Coén

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Fatti di acqua

immersi nel grembo materno

pregno di acqua

morirono in acqua.

 

Hanno insegnato

a non guardare gli occhi

a girarli a pancia in giù

appena recuperano i corpi.

Gli occhi

-potrebbero essere aperti

pieni di acqua marina

blu profondo

e ancora guardarci

chiederci dalla vitrea pupilla

una parola

una mano

un aiuto;

il volto

potrebbe essersi congelato

nell’ultimo sorriso

o nell’ultimo spasimo

del grido perso

in quella marea di acqua

-ne riempì la bocca

salmastro puro

e rimase aperta

sulla spettrale gola

i denti bianchi

fulgidi

nel blu petrolio

del mare.

Non vanno guardati

– quegli occhi

quei volti

sono gonfi

di domande liquide

e noi,

noi

non abbiamo risposte.

Neanche un nome

possiamo restituire loro;

neanche talvolta

ricomporre il corpo.

Solo districarli

e riportarli

alla luce asciutta

della terra agognata

grondanti

di un dolore infinito

di lacrime liquide.

 

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