Il blog di Luciana Coén

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Quasi l’una. Il caldo si fa sentire ormai da qualche giorno. Si cerca l’ombra sotto la pensilina in attesa del bussino. Una donna dai capelli crespi e il carnato scuro; una donna dai capelli grigi, carnato olivastro; una giovane coppia con un bambino di circa 9-10 mesi in una carrozzina che si tira su a sedere molto velocemente e con agilità e strepita quando viene rimesso supino. Quando riesce, si mette in piedi, reggendosi alla capotte della carrozzina. La madre, giovane dalle  unte lunghe trecce nere fermate insieme in fondo da un elastico colorato, la gonna lunga plissettata, maglietta rosa fuxia; il padre carnato scuro, tutti e tre con occhi neri carbone ardente.

Arriva il bussino, saliamo tutti insieme, la madre, sedutasi, prende in braccio il bimbo, lo accomoda sulle ginocchia e assistiamo ad una scenetta fuori tempo. Ha inizio un rituale antico che da noi è stato sostituito da omogeneizzati e omogeneizzatori, da frullati e frullatori, da macinate e tritatutto. Prende un barattolino che sembra un gelato; penso ma guarda ancora così piccolo e gli da il gelato, senza pensare che con il caldo sarebbe già stato sciolto…toglie il coperchio e un odore di cibo fritto si diffonde nello spazio ristretto del mezzo. Prima compaiono delle fette di pane ammorbidite (ammollate con acqua?) che mette nella carrozzina; poi prende il cibo, che alla fine si rivelerà patate a fiammifero fritte, ne mette in bocca un paio con un pezzo di pane, lo riduce ad un bolo masticandolo bene per qualche secondo, se lo leva di bocca e lo introduce in quella del bambino. Come fosse un uccellino. La madre ogni tanto si pulisce le dita sulla gonna. La scenetta va avanti finchè il piccolo non appare sazio. Il barattolino-gelato viene richiuso e gettato sul cestino portatutto sotto la carrozzina. Si tira fuori il biberon per bere e poi lo si getta nella carrozzina. Il bimbo viene passato al padre che ci gioca, lo bacia finchè non evacua nel pannolino, lasciato molto lente. L’odore delle feci, come prima quello del fritto, si diffonde ancora una volta nello spazio ristretto. Il padre appena se ne accorge ripassa il bimbo alla madre, annusandosi per controllare che l’odore non si sia impregnato nei vestiti. La madre tiene il bimbo in collo, con poca attenzione, dopo aver verificato la reale presenza delle feci. Dopo poco la  famigliola scende. La palina della fermata dell’autobus ha un cestino attaccato e allora la madre vi si avvicina con il bimbo in collo, allarga il pannolino all’altezza dell’inguine e fa scivolare tra i rifiuti tre pezzettini di feci ben formate. Tranquilli, riprendono il loro cammino.

Non rimane che sorridere, quasi estasiati e raddolciti dalla naturalezza “primordiale” dell’attenzione genitoriale e materna, gran parte persa oggi, e riconoscenti per aver vissuto un incontro reale, senza cellulari smartphone o altro marchingegno frapposto fra me e l’altro/gli altri.

Non rimane infine che ringraziare per il dono ricevuto.

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Sarà solo

silenzio,

prenderà per mano

l’anno che va

e in punta di piedi

lo accompagnerà,

ringraziando,

al varco.

Aprirà la mano

e accoglierà

il nuovo

senza parole:

solo la melodia

del vento che sfoglia gli alberi

del sole che si  alza

della luna che splende con Venere

del gatto che felinamente

occhieggia nel buio

della fiamma della candela

che arderà ancora.

 

Via il rumore

il clamore violento

la natura devastata

l’acqua

il sangue che scorrono.

 

Fermi in ascolto

attendiamo

la luce solare e lunare

il vagito del bimbo appena nato

l’ultimo soffio del morente

il sospiro dell’amante

la risata leggiadra

la lacrima dolce e triste.

 

Auguri a chi donerà

quest’anno la luce al neonato;

a chi perderà per sempre quella

dei genitori;

a chi sentirà più luminoso

il suo cammino.

Buon sereno e luminoso 2016!!images (2)


rondini tramonto

Cosa mi hai lasciato?

Le rondini.

Tornano ogni primavera

volteggiano sulla mia testa

sembrano in-seguirmi

cantano

nella loro danza.

Torni

con loro.

Ti vedo sorridente

gli occhi al cielo

a rimirare i loro voli;

ti vedo ombrosa

gli occhi cupi

quando neanche

la loro gioia

sembrava sfiorarti.

E anche quando le rondini

vanno altrove,

tu le segui

e poi ritorni.

Ogni primavera.

Sei accanto a me.


 

 

12 dicembre 1979 – 12 dicembre 2014

caro babbo,

35 anni fa da che sei morto e naturalmente la vita è andata avanti; siamo cresciuti, invecchiati, mamma e Giordania sono morte anche loro.

Con le mie figlie piccole, circa 25 anni or sono, scrivevo queste parole nella poesia “Lettere al padre” a te dedicata:

Mi manchi, oggi, padre;

il tuo pensiero è penetrato in me

è presente quando ogni mattina

rivedo le bimbe sveglie

e organizzo il loro tempo

nella speranza di aiutarle a crescere.

sono, siamo cresciute e puoi essere orgoglioso di come sono: hanno senso di responsabilità, sono autonome, hanno interiorizzato i valori della famiglia, del rispetto per gli altri, per la vita, per la coerenza, dell’importanza dell’impegno nello studio e nel lavoro. E continuavo:

Nonostante i silenzi,

le parole limitate alla quotidianità

gli anni che ci hanno separati

sin dalla nascita,

il tuo pensiero si è insinuato

profondamente in me

e rivedo i tuoi libri

il tuo mondo in quella stanza

amata odiata

perché toglieva spazio e tempo a noi.

qualcosa è passato tra noi. Non è stato facile il nostro rapporto, permeato dalle difficoltà familiari, dal tuo dolore di tutta una vita e soprattutto dalle persecuzioni razziali  in poi – la fuga in Palestina, le malattie, il rientro e la riabilitazione nel lavoro – che ti hanno sempre più ripiegato fino a rimanerne schiacciato totalmente. Ultima figlia, ho vissuto il tuo lento ripiegamento e poco ho conosciuto di te, della tua storia. La tua presenza in casa era ai limiti dell’assenza, tanto stavi dentro al tuo studio e ai tuoi studi e i contatti, le parole scambiate con noi al di là della porta, erano rarissimi e limitati ai gesti del vivere quotidiano.

Mi sei rimasto incompreso per tantissimi anni, alternando rabbia, un sottile odio – anche per la tua morte precoce – che mi ha lasciato praticamente sola con la mamma e la sua malattia.

Sono stata incaricata silenziosamente dai miei fratelli di catalogare i documenti, il materiale, i libri del tuo studio e lì ho cominciato a conoscere la parte di te che stava rinchiusa nello studio. Ho toccato con mano i tuoi scritti, qualcosa in più della tua storia, articolata quanto tormentata, scoprendo una persona Padre che in vita non avevo potuto conoscere.

Una sorpresa mista a tristezza per la vita troppo breve che abbiamo trascorso insieme, che non ci ha permesso di conoscerci più a fondo.

E quando la mamma è morta, altri aspetti di te e lei, della vostra storia sono emersi, facendomi comprendere quanto anche il vostro incontro sia stato importante per ognuno di voi, ma anche doloroso difficile per la storia luttuosa che tutti e due portavate e che spesso confliggeva con il progetto di vita che vi proponevate per il futuro.

Certo la vita non è stata clemente con nessuno dei due, ma ciò che avete lasciato, ciò che avete seminato, sta dando i suoi frutti, in noi figli nipoti e studenti  che vi hanno avuti come insegnanti.

Ciao babbo, continua il tuo cammino con la generosità onestà e coerenza di sempre.doc00287120130716082041_001


5 sono state le presentazioni dell’ultimo mio libro “Quel che non sai. Figlia e madre nella sofferenza psichica”; ognuna ha toccato un tema presente nel libro

16 aprile, Collegio Infermieri Firenze: tema centrale, etica del fine vita e direttive anticipate, in particolare in una persona con sofferenza psichica

11 settembre, biblioteca Chiarugi ex manicomio S.Salvi Firenze: stare nella relazione con una persona con sofferenza psichica

17 settembre, CasAurora Firenze, all’interno della Campagna 7 della Chiesa Avventista contro le violenze e gli abusi nei bambini, il trauma nel bambino

9 ottobre, Convegno Le parole ritrovate Trento, testimonianze in diretta di persone con sofferenza psichica e familiari

28 novembre, circolo Affratellamento Firenze, la relazione madre figlia, diventare donna e madre con una madre con sofferenza psichicacopertina quel

Grazie a tutti coloro che hanno donato il loro impegno e presenza per organizzare e realizzare le presentazioni; grazie ai partecipanti e alle emozioni di tutti.