Il blog di Luciana Coén

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Dove avverto mancanza, vuoto, forse una volta c’è stato un pieno.
E allora, rivolgerci al pieno, anziché stazionare nel vuoto, riportare a galla frammenti del pieno per depotenziare, detronizzare il vuoto che vuole albergarci, abitarci dentro.
In realtà, nell’universo il vuoto non dovrebbe esistere, perchè siamo veramente interconnessi, collegati l’uno all’altro – vivente o meno – in una soluzione di continuità e contiguità e anche se esiste una frattura, una discontinuità, le cellule, gli esseri si attivano per ripararsi e riconnettersi.
Forse si modificano le connessioni e le difficoltà-impossibilità a vederle, riconoscerle, accoglierle, ce le fa vivere come vuoto, spazio disabitato.

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Probabilmente è qualcosa che al momento ci appare ignoto, sconosciuto.
In fondo, una volta conosciuto, tastato, assaporato, abitato, il vuoto si restringe, perde il senso di estraneità, di vacuità, di paura, di fagia-inglobamento e ci appartiene, come un dolore contenuto in un’urna e divenuta il riempimento di un qualcosa che non è più come lo abbiamo vissuto fino ad allora ma che esiste altrove in altra forma, in altre sembianze.

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