Il blog di Luciana Coén

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6sett2019

Arriva

folata improvvisa

onda silente

i piedi immobili nell’acqua

-lo sguardo spazia

su una distesa piatta

infinita

all’orizzonte illimitato-

il tuo mare.

Arriva il ricordo

mentre lavo i denti

sapore di menta

scroscio dell’acqua.

Arriva il tuo dolore

insapore eppure penetrante

impalpabile eppure graffiante

e il tuo corpo

disteso senza peso

abbandonato

in attesa

dell’ultimo srotolarsi della vita

ormai stanco.

I denti ora sono lavati

e tu non sei più

-rotolata in un altrove

spero più leggiadro

e luminoso

come il sole

colto per te stamani.

Spuntano pungenti

i tuoi occhi

dalle palpebre pesanti

nel desiderio

sempre più incastonato

di chiuderli

di proteggerli

dalla luce abbagliante

lattescente

-nulla più

ormai fa scorgere-

e il corpo

le membra

appesantiti

asteniche

-nulla più

ormai abbracciano-.

Ciao mamma.

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Il vento affresco di maestrale

accarezza il corpo disteso sulla sabbia

sotto il sole cocente

rinfrescandolo e sussurrando

non voglio essere il porto di nessuno

nessuno deve ormeggiare su di me

con la sua barca

per trovare riposo e ristoro

voglio veleggiare

a quattro o più o meno mani

dirigere il timone

e issare le vele verso mete

Lontano

oltre l’orizzonte del mare e del cielo

cerco un porto anch’io per ripartire.

18agosto2019 081

 Mi insegni l’arte di lasciar andare
quando il dolore preme
oggi
senza un perchè
e toglie il respiro le forze
-la luce è tersa
i colori vividi
il mare calmo
ma preme
il dolore
preme
sugli occhi
e ottenebra i colori
preme
sugli orecchi
i suoni attutiscono
preme
sulle membra
cedono sotto il suo peso.

18agosto2019 016

 

E scriviamo
o diciamo
sempre le stesse cose
ripetendole quasi ossessivamente
perchè ogni volta
sono nuove
vestono abiti diversi
abitano corpi altri
in ambienti mutati.

Ma tu sorridi
-continui a sorridere
e vai,
ti allontani
e le tue labbra
sussurrano ancora
finchè non sei più che un alone

lascia andare,
perdonati,
perdona.

18agosto2019 249

Fili  tesi ragnatele
o come lenze
impigliate negli ami
agganciati alle bocche
rimaste aperte per lo stupore

e niente riesce a liberarle
sanguinano
e chiamano a sé
corpi appesi ai fili
per un altro
ultimo
definitivo
martirio.

Com’è difficile
lasciar andare
staccarsi
rendersi liberi.

18agosto2019 235

 

Ogni cosa
ogni attimo pensiero azione
racchiude   possiede contiene nasconde abita
il suo ultimo:
di qualcosa è già conosciuto che sia l’ultimo;
per lo più l’ultimo verrà dopo
o dopo molto
nel tempo e nello spazio.
Ma verrà.

Ultimo bacio, con chi quando dove, sconosciuti
ultimo respiro, ignoto
ultimo giorno di un qualcosa
talvolta programmato.
Ma tutto ha una fine
tutto ultima
sconosciuta o meno.

Prepararsi e o accogliere
prepararsi a ciò che è previsto
comunque
accogliere
ciò che arriva
improvviso
o ripensato poi
come ultimo.

In tutti i casi
lasciar andare il già stato
-sabbia fine scivola tra le dita
lasciarsi andare a ciò che – dove – sono
e attendere quel che sarà
e sarà ultimo anch’esso
prima o poi.

18agosto2019 239

Continuerò a chiedermi
cos’è la morte
quel momento in cui
una persona
conosciuta vicina lontano amata
non è più presente
a lei a me a tutti
nello stesso tempo e spazio
allo stesso sguardo
allo stesso ascolto
allo stesso tocco.

E lo sgomento
ogni volta lo stesso
-urlo di Munch in eterno
senza risposta.
Ogni volta
per tutte le volte che
la vita è privata
a qualche volto
voce pensiero
mani conosciuti

Dove sarà? Dove saranno?
Risuona la domanda
eco infinita
cos’è la morte?

 

18agosto2019 242

Ricorderò te
donna che non è più
per la pelle morbida
pesca appena colta
velluto appena disteso

per la ritrosia nel darti
lenta, titubante
aprirsi poi come una rosa
al sorgere del sole
ancora umida di brina notturna

per il silenzio
rari fonemi
piccoli minuti gesti
lo riempivano
sguardi e passi felpati.

Ricorderò te
per l’amore creduto solo mio
cieco dello sguardo altrui

Ricorderò te
perchè altro non resta
si è dissolto nella fine
che attende tutto.

Vai per la tua strada.
Un amen per te.

DSC_9612

Una rondine, petto bianco
proteso al cielo
-potenza della natura;
un capriolo
lieve e veloce tra i campi
invano rincorso da un cane
-forza della natura;
qualche fiore di gelsomino bianco
ancora il suo
esile profumo inebria intenso il cammino;
una mora colta dal rovo
e subito assaporata;
uno scoiattolo rossiccio
con coda scura
scappa dalla strada
e si inerpica sull’albero nascondendosi
-vita della natura.
Un sospiro profondo dell’anima e
un battito profondo del cuore
“Il sussurro del mondo” (Richard Powers)


Svegliarsi

col sorriso di un bimbo

che attende (al)la vita

 

osserva con stupore

intorno a sè

quel che arriva

e smuove

 

-come il fondo del mare

a riva

nell’acqua limpida

al mattino presto

quando smosso

da onde lievi

si modella

attimo dopo attimo

in forme

e rilievi sabbiosi

sempre nuovi

e diversi.


La donna che si abbracciava da sola

proteggeva il suo cuore

proteggeva il suo seno

già intriso dal male

proteggeva sè stessa

-le braccia uno scudo

da invisibili minacce

o un dolce cullare

nella nicchia

racchiusa lì dentro

tra le braccia fuse alle spalle

le gambe flesse

gli occhi socchiusi

feto adulto.

 

 


Gesti intagliati nel tempo

su

legno odoroso di olio

vetro soffiato da alito caldo

lamine ramate sbalzate da mani antiche.

 

Gesti impressi nel corpo

nelle volute dell’anima

-mai stanchi di sè

si ripetono e si rinnovano

in un continuo turbinio dell’aria.