Il blog di Luciana Coén

Archivi categoria: ricordo

Cosa hanno visto, Madre, i tuoi occhi nell’ultimo sguardo che mi volgesti?

I tuoi occhi penetranti, figlia mia, lo sconcerto nel tuo viso la parola sospesa. E il corpo che si ritirava dalla mia vista. Mentre volgevo la testa dall’altra parte e lo sguardo altrove, lontano da qui, verso un oltre che mi chiamava.

Figlia concepita troppo presto, sei rimasta aggrappata alle mie viscere fino all’ultimo, fino ad ora. Venuta e rimasta in soccorso a me, al mio dolore che adesso e sempre ho letto nel tuo viso nei tuoi occhi insieme ad una amorevole rabbia odio rassegnati. Ma tanto è l’amore che ci accompagna e ci ha accompagnate.

L’amore adamantino colmo di luci e riflessi e ombre.

Come un diamante grezzo è il nostro amore.

Figlia cara, abbiamo sofferto insieme per sciogliere il dolore che mi abitava. Ti ho dato alla luce insieme al buio che mi avvolgeva e, perla dei miei occhi, così ti chiamavo, mi hai aiutato a scorgere bagliori luminosi nella strada. Troppo ho chiesto, tanto credo di aver dato.

Adesso, ti restituisco alla luce per la seconda volta, ti guardo un’ultima volta, sorrido ai tuoi occhi stanchi e tristi e arrabbiati e vado, lascio questa terra e la tua presenza, con dolore, ma vado, ho finito il mio passaggio qui. Non so cosa ti lascio, ancora non lo posso vedere né sapere.

Madre, i tuoi occhi, quell’ultimo tuo sguardo e il sorriso che sfiorò le tue labbra mentre giravi la testa altrove, sono rimasti qui con me, nei miei occhi perlacei.

E anche il dolore per il luogo in cui passasti le ultime ore. Mura bianche, fili nel tuo corpo, suoni talvolta ritmici, odori forti di altri corpi, di disinfettanti, altre mani che ti toccavano e tu lasciavi fare, ormai resa al tuo andare. Il tuo corpo fermo, adagiato immobile sotto candide lenzuola, inerme a te stessa e al mondo intorno. Mani estranee  assorbivano l’ultimo tuo calore vivente. Solo il sorriso, ultima tua nota di presenza vitale rimaneva in me.

Avrei voluto averti accanto a me, nel calore delle nostre braccia e delle nostre mura.

Perdonami, Madre.

Annunci

Odore di mamma

disperso nelle tue ceneri;

odore di mamma

nel latte del tuo seno;

odore di mamma

nel profumo alle zagare

-ti cospargevi il  corpo.

Odore di mamma

negli abiti freschi

nelle scarpe sformate

nei passi stanchi.

Odore di mamma

nei capelli candidi

negli occhi scuri

-affondava profondo il tuo sguardo.

Odore di mamma

nel chiuso della stanza

dove il male ti adagiava.

Odore di mamma

negli anni scorsi sulla pelle

nella dolcezza senile del viso

nel sorriso tirato

nelle mani sempre più scarne.

Odore di mamma

negli occhi che si chiudono

-pregni e stanchi di tanta vita

nel respiro che si fa flebile

nell’assenza che assorbe

il tuo odore di mamma.

 

img_20160811_164857-1

 


Quel giorno

Mercurio

sbattendo le sue piccole ali

ai piedi

scese su di te

ti sollevò

abbracciandoti.

Eri già eterea

leggera,

ci avevi ormai salutato,

rimaneva il tuo guscio.

Poi anche quello svanì,

nelle sue  ceneri

-riposano adagiate

nel grembo materno.

Sei tornata là

da dove sei venuta.

Con amore.

 

IMG_20160903_181709

 

 

 


Al mattino presto

cammino

con gli occhi al cielo

osservo le rondini volteggiare

i loro richiami

si moltiplicano

ogni giorno

sono più  numerose.

Sorrido,

mamma,

mi prenderanno per pazza.

Il loro volo è sempre più sicuro

pronte a volare per altri cieli.

Metafora della vita?

Tu sei andata via così

un volo di rondine

verso altri cieli.


entratamemorialebambini

…I bambini no i bambini no…

Gridavi
E pensavamo essere un urlo folle.

Era sì un urlo folle
Ma di chi non accettava
L’inumanità –
Allora possedeva l’uomo-
Forse anche oggi?

Imponente
La sofferenza del mondo
Dei bambini uccisi
arrivava a te
E solo la follia permetteva
Di urlare di gridare
Il dolore
Altrimenti disperso nel vento
Come le ceneri
Il loro nome
La loro memoria.

Avresti pianto
Tutte le lacrime del mondo
E urlato all’infinito
Con una eco incessante
…I bambini no i bambini no…
Fino a quando la voce
Sarebbe sfumata
soffocata
Dall’orrore
– ancora
Non cessa e si perpetua
Nonostante i mai più -.

 

bambini

Una stanza enorme buia accoglie il Memoriale dei Bambini allo Yad Vashem. Si entra al buio, seguendo un corrimano, gli occhi faticano a abituarsi all’oscurità, i piedi stentano a fare un passo dopo l’altro presi dalla paura di non trovare il terreno sotto di loro e di inciampare. Come i bambini che videro spezzata la vita in modo barbaro. La declinazione continua dei loro nomi e dell’età accompagna il percorso, insieme alle mille lucine che si accendono e si spengono, come è stata fulminea la loro vita. Quando si riemerge alla luce, sono le lacrime che annebbiano la vista dalla commozione che permettono agli occhi di riabituarsi alla luce calda gerosolimitana.
Esperienza indimenticabile, emozioni dense, che si ancorano dentro.