Il blog di Luciana Coén

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…I bambini no i bambini no…

Gridavi
E pensavamo essere un urlo folle.

Era sì un urlo folle
Ma di chi non accettava
L’inumanità –
Allora possedeva l’uomo-
Forse anche oggi?

Imponente
La sofferenza del mondo
Dei bambini uccisi
arrivava a te
E solo la follia permetteva
Di urlare di gridare
Il dolore
Altrimenti disperso nel vento
Come le ceneri
Il loro nome
La loro memoria.

Avresti pianto
Tutte le lacrime del mondo
E urlato all’infinito
Con una eco incessante
…I bambini no i bambini no…
Fino a quando la voce
Sarebbe sfumata
soffocata
Dall’orrore
– ancora
Non cessa e si perpetua
Nonostante i mai più -.

 

bambini

Una stanza enorme buia accoglie il Memoriale dei Bambini allo Yad Vashem. Si entra al buio, seguendo un corrimano, gli occhi faticano a abituarsi all’oscurità, i piedi stentano a fare un passo dopo l’altro presi dalla paura di non trovare il terreno sotto di loro e di inciampare. Come i bambini che videro spezzata la vita in modo barbaro. La declinazione continua dei loro nomi e dell’età accompagna il percorso, insieme alle mille lucine che si accendono e si spengono, come è stata fulminea la loro vita. Quando si riemerge alla luce, sono le lacrime che annebbiano la vista dalla commozione che permettono agli occhi di riabituarsi alla luce calda gerosolimitana.
Esperienza indimenticabile, emozioni dense, che si ancorano dentro.

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Uno.

Un volto
vorrei sfiorare
nel cuore fragile
della notte
fra note di flauto e di organo.
E svanire
nell’abbraccio
del cielo
musicato
da tiepide dita
danzanti.

 

Due.

Sottile
instancabile
il dolore si insinua
tra le lievi note del flauto.
Le accompagna
sfuma nell’aria calmierata
odorosa di miele ambrato
dolcifica la ferita sanguinante
stende un velo lenitivo.

 

Tre.

Sei nell’aria sempre                                                                          
torni con le note
con il volo delle rondini
con il fruscio del vento
e l’odore salmastro
con il profumo del riccio di mare
appena pescato.
Profumi di zagare in fiore                                              
di corpo prosciugato
ripiegato nel dolore
di un amore perso
nell’eternità del mai più.

 

 

 


Mi parli dell’amore

del tremolio dentro

che ancora percuote

al solo ricordare.

Senza età,

l’amore.

Gli occhi luccicano

lacrime silenziose

si fermano

davanti al suo viso

e piume scendono

a scaldare il cuore.


DSC_0056f.jpgcamminerai ora su altri monti e prati…

grazie della tua discreta presenza e vicinanza

che il cammino ti sia ora più lieve


7.9.2011   –   7.9.2015

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Sento  qualcuno

chiamare

mamma.

Sale un nostalgico

calore,

inumidisce gli occhi.

Non è ormai più

la mia voce

a chiamarti

né la tua

a rispondermi,

mamma.

Solo dentro di noi

le nostre voci

risuonano,

sempre più flebili.