Il blog di Luciana Coén

Archivi categoria: spazio etico empoli (firenze)

 

Prima voce:
Datemi spazio.
Io sono.
La persona
Che veste il femminile
E abbraccia – ingloba – il maschile.

La donna feconda di vita-amore
Figlia madre compagna

L’infermiera che
Guarda nei tuoi occhi
Ascolta la musica del tuo battito
Inspira il tuo odore
E il tuo respiro
Tocca il tuo corpo
Sfiora la tua anima

Abita con te la tua vita
Qui ora nel nostro incontro.

Datemi spazio. Dateci spazio.
Io sono. Noi siamo.
Tutto e niente.
Prendiamoci spazio
Abitiamo lo spazio
Nel tempo dato
Sentito vissuto.

 

Seconda voce:
Lo spazio assente del depresso
E senza tempo;

lo spazio senza limiti del maniacale
e il tempo fugge tra le dita;

lo spazio abitato dal contare il tempo
di chi poco tempo ha;

lo spazio racchiuso nel tempo scandito
da atti gesti fogli orari predeterminati;

abitare come quale spazio
lo spazio il mio spazio ha un limite
coincide con la mia – con la tua libertà?

Lo spazio infinito è un vuoto da colmare?
È l’assenza di chi non è più, il suo vuoto incolmabile?

Di chi è lo spazio? Mio tuo di nessuno?

È definito come il tempo cioè non-definito?

 
Terza voce:
Lo spazio
del dolore
Della gioia
Del vuoto di chi non è più
Pieno di voci di presenze
Denso di odori di profumi
Lieve del vento che lo attraversa
Dai mille colori dell’alba e del tramonto e dell’arcobaleno
Umido di pioggia e nebbia
Freddo della neve che cade
Delle pietre
Caldo di un abbraccio di un sorriso.

Lo spazio di noi
Di te me loro
Che unisce
Che divide
Dei giochi dei ricordi
Delle parole e dei silenzi
Di paura
Di sollievo
Di leggerezza.
Che rimbomba
E quello pieno
Dove ogni suono è attutito
Assorbito dagli oggetti.

Lo spazio della vita
Dove tutto inizia
E dove tutto finisce
Della morte.

 

 

Quarta voce:
Datemi spazio
Il tempo della fiamma di una candela
Un bagliore
E tutto acceca intorno
Perdendosi nella luce bruciante.

Datemi spazio
Quando una goccia
Scivola dal palmo della mano
E appena bagna la pelle,
un solletichio,
un mormorio sale dalla gola
e si fa strada fino ai denti
e lì si impiglia
sordo, denso
impastando la bocca
di sottile angoscia
di umido dolore.

Datemi spazio
Ora che voglio uscire
Dall’utero caldo
E darmi alla luce
Venire al mondo
Nell’immensa
Lattiginosa scia
Senza un inizio
Senza un dove
Senza una fine.
Sarà quello il mio spazio
Fiamma e goccia che solcano
Fiumi disciolti
In letti di pietre levigate
Dallo sciabordio dell’acqua
Su cui ri-posarsi.

In attesa
di giungere
al mare
dove la fiamma spegnerà
il suo ardere
e la goccia finalmente
troverà materia in cui con-fondersi
perdersi felice.

E il vento,
solo allora il vento si alzerà
dal suo nido morbido
e in dolci spire
avvolgerà
e riempirà lo spazio
di un umore tenero pastello
e infine
poserà il suo alito
sulla pelle stesa a terrà
e restituirà il soffio vitale.

 

 

*intervento conclusivo del Convegno “Datemi spazio” dell’Associazione culturale Spazio Etico, 12 novembre 2016, Empoli (Firenze)

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