Il blog di Luciana Coén

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Un sussurro la  presenza

              la mano salutava lenta
              con lo stupore in punta di dita
              la scia che striava il cielo azzurro

 sussulta l’anima

              il fiore esotico rosso sanguigno
              sensuale nel suo turgido pistillo bianco
              effimero come la farfalla
              apparso e scomparso nello stesso giorno

un respiro

           il sorriso a fior di labbra
           lento anch’esso nel suo propagarsi
                                            quasi folle

alita un’assenza

             la brina imbianca le distese
             ai piedi dei monti
             riluce al sole nascente
             si scioglie sotto il tiepido raggio

la nutre  la ricorda

           il giorno va
           uguale e diverso sempre

effimera.

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Renato Coèn l'uomo privato, l'uomo pubblico

è passata la settimana di presentazioni, tutte interessanti e arricchenti

grazie a coloro che le hanno organizzate e curato la loro diffusione e riuscita.

Grazie a chi mi/ci ha accolto:

Biblioteca Comunale di San Casciano (Chiara Molducci e Marco Rossetti)

   RVS (Roberto Vacca e Claudio Coppini);

CECSUR (Tiziano Rimoldi e Hanz Gutierrez);

Consiglio della Regione Toscana

(Paolo Becattini e Eugenio Giani, Staff degli Eventi e Cerimoniale);

Edizioni Masso delle Fate, Signa;

ai relatori -Veronica Boldi, Ugo Caffaz, Andrea Conti, Antonio Corsi;

a tutti i partecipanti presenti nonostante le avverse condizioni climatiche;

a tutti coloro che mi hanno sostenuto e supportato (anche sopportato)

in questa avventura

grazie da parte mia, della mia famiglia e di mio padre

 

Intervista RVS, 30 gennaio 2019

https://radiovocedellasperanza.it/leggiamo-insieme-renato-con-luomo-privato-luomo-pubblico/

 

Presentazione CECSUR, 30 gennaio 2019

https://hopechannel.it/2018-01-30-luciana_coen-renato-coen/

 

Presentazione Sala Gonfalone, Consiglio Regione Toscana, 31 gennaio 2019

https://docs.consiglio.regione.toscana.it/alfresco/webdav/Homepage%20dell%27ospite/struttura-consiliare/regia/Eventi/2019/01%20Gennaio/2019%2001%2031%20Presentazione%20volume%20di%20Luciano%20Co%c3%a8n


Scese la serenità

tulle impalpabile

come i giorni a venire-

affiorano antichi umori

da invisibili trasparenze

-si sciolgono al tiepido soffio

della brezza notturna.


 

Recensione

“Naufraghi senza volto.

Dare un nome alle vittime del Mediterraneo”

 Cristina Cattaneo, RaffaelloCortina Editore, 2018

[…] E pensai alla diversa sorte che tocca ai morti,

al suo variare in base a chi sono, da dove vengono e come muoiono.

Totò si sbagliava: la morte non è sempre una livella.”

(pag. 151)

Uno spaccato della medicina forense meno conosciuta che assottiglia la percezione di un lavoro dove l’emozione, la sensibilità sembra rintuzzata in un antro interiore profondo.

Cristina Cattaneo ci conduce, nell’ultimo suo testo, nel campo medico legale nel tentativo di dare un nome e restituire identità, quindi dignità di essere/essere stato un essere umano, a corpi o resti di corpi recuperati, in questo caso, in mare. I naufraghi senza volto appunto, dei numerosi naufragi di barche, barconi, gommoni improvvisati e sovraffollati fino all’inverosimile di persone provenienti per lo più dall’Africa ma anche da altri paesi. Riconoscere loro il diritto, forse più umano fra tutti i diritti, di restituire identità e laddove possibile, il corpo o i suoi resti, alla comunità di appartenenza per i rituali e onori funebri ed iniziare il lutto e la sua elaborazione, altrimenti bloccato. La medico legale non ci risparmia scene di cui resta difficile se non impossibile immaginarne la visione e la comprensione della tragicità, del senso di sgomento e di smarrimento degli operatori che toccano, raccolgono quei corpi, che ne aspirano gli odori della loro decomposizione e non possono lasciare altro tempo al loro veloce decomporsi.

[…] raccontai cosa si sarebbero trovati tra le mani, letteralmente: da morti relativamente ben conservati a resti scheletrici, certamente maleodoranti, e sicuramente difficili da maneggiare per la loro scivolosità[…]la cosa più importante che dovevano ricordare, però, era che, pur trovandosi di fronte a una massa informe in decomposizione, quel corpo trasformato era il fratello, ilfiglio, il padre di qualcuno che probabilmente lo cercava e che il loro operato sarebbe stato il primo e fondamentale passo verso la sua identificazione (pag. 146) […] dovevano abituarsi. Non c’era modo di evitare ad alcuno di loro il trauma del primo contatto, della vista, dell’odore di ciò che avrebbero trovato e dovuto toccare, abbracciare, sollevare…“[…] (pag. 148)

Una volta che i corpi sono tolti all’abbraccio delle profondità marine, quell’utero acquoso che li ha accolti nella morte come li protesse nel loro divenire essere umano, a contatto con l’aria e la temperatura terrestre, riprende il ciclo di decomposizione.

Cattaneo continua nel suo testo:

[…]la comprensibile repulsione poteva essere superata soltanto dalla consapevolezza non solo dell’importanza tecnica del loro operato ma anche dall’estrema nobiltà e pietas del gesto che si apprestavano a compiere […]” (pag. 148)

Anche attraverso una descrizione che appare tecnica e fredda, come il conteggio e numerazione dei crani, delle ossa delle mani raccolte e suddivise tentando ricostruzioni di mano completa per un presunto calcolo dei cadaveri, si percepisce il sentimento, la pietas che accompagna i gesti, gli sguardi, le ore anche notturne trascorse a lavorare per non concedere oltre al tempo, di eliminare segni che consentano prelievi e rilievi di dati, segni di riconoscimento (una cicatrice, un tatuaggio…). Il ritrovamento di documenti, soldi, sacchetti con la terra del paese d’origine, fa pensare ai sogni, alla volontà di partire da una vita in cui la disperazione appare più forte del rischio di morte insito nel viaggio/traversata e al tempo stesso trasmettono l’auspicio di un futuro diverso, una viva progettualità, contribuisce a sostenere il peso della vista, dell’odore, del dolore degli operatori di fronte a tali scene:

[…] è solo di fronte a scene come questa che puoi sentire e capire la disperazione di chi parte. Che si scappi perchè si rischia la prigione e la tortura nel proprio paese, o più “banalmente” la fame, una cosa è certa: la minaccia è così grande da far scomparire l’orrore che quei corpi rappresentavano[…] (pag. 169)

Cattaneo esprime in maniera delicata e mai patetica il dolore che accompagna il ritrovamento di tali reperti, legato al pensiero delle vite che furono e delle aspettative, rafforzando lo scopo del suo lavoro e soprattutto la volontà di preservare i diritti umani anche nella morte, anche di un cadavere.

Stupisce, me per prima, i tempi (tecnici, burocratici?) necessari per completare un riconoscimento di un corpo e il suo rientro nel paese di provenienza quando possibile.

La medicina legale si apre anche ad altre competenze, come quella di verificare e valutare le violenze subite durante il viaggio dalle persone sopravvissute, per permettere loro di ottenere asilo politico o protezione umanitaria. Compito difficile se si pensa quale elaborazione la persona deve fare, quale forza deve tirare fuori superando il dolore fisico e psichico, la vergogna, la paura in tempi che quasi mai corrispondono al loro tempo interiore.

Uno sguardo altro sulla morte, sui migranti e su coloro che li assiste, da vivi e da morti.

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dalla fine di gennaio inizieranno le presentazioni del mio ultimo libro, dedicato a mio padre

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29 gennaio ore 17.30, S. Casciano V. Pesa, sala comunale

locandina san casciano 29 gennaio

 

30 gennaio CasAurora ore 11, via del pergolino 1 Firenze

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31 gennaio ore 17.30 sala Gonfalone via Cavour 4 Firenze

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vi aspetto!