Il blog di Luciana Coén

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Un sussurro la  presenza

              la mano salutava lenta
              con lo stupore in punta di dita
              la scia che striava il cielo azzurro

 sussulta l’anima

              il fiore esotico rosso sanguigno
              sensuale nel suo turgido pistillo bianco
              effimero come la farfalla
              apparso e scomparso nello stesso giorno

un respiro

           il sorriso a fior di labbra
           lento anch’esso nel suo propagarsi
                                            quasi folle

alita un’assenza

             la brina imbianca le distese
             ai piedi dei monti
             riluce al sole nascente
             si scioglie sotto il tiepido raggio

la nutre  la ricorda

           il giorno va
           uguale e diverso sempre

effimera.

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Mi nutro dell’assenza

mi nutro nell’assenza

-assenza io stessa-

i giorni  si rincorrono.

Mi appartiene,

questa assenza,

senza volto nè corpo

come il sole

e la notte

-lievi i loro veli

abbracciano la storia.

Dolore ancestrale

mai sopito

quasi irriducibile

silente

come brace perennemente viva

-quando affiora, dilania

e brucia.

Città deserta, all’alba. Chi giace, ha solo un corpo; il volto coperto.


Sento il lutto avanzare

impigliarsi nei fili

dei ricordi

attorcigliarsi

nella sfilacciatura

delle ciglia

mentre lacrime

ammorbidiscono la pelle.

 

Cercare la voce

le parole

il lenimento

nella tua assenza.

 

Una nuova musica

traspare

dai filamenti

che lasciasti

in quel pieno

di corpi doloranti

che ascoltavi

e fecondavi

con la tua presenza.


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Arriva da pietre antiche

profumate di salmastro

in un alito di brezza

insinuate nella luce

di uno zircone nascosto

una voce, lontana

Mi manchi.

Non ha il suo colore

né la sua profondità.

Arriverà, forse

un domani.

 

 

 

 


Mancanza più acuta mancanza

Fa paura

questa sconvolgente mancanza

stritola

con un dolore così acuto

da desiderare la fine

al più presto.

Non ha nome

-non la si può nominare

non ha un dove

un luogo dove giacere

non ha un perché.

E’, semplicemente è

-esiste

si fa spazio

occupa

imbibisce della sua linfa

dove non si può far altro

che naufragare.

Con tutto il dolore

per la mancanza

multiversale

che sempre accompagnerà.

 

 

Sogno

Mi sarebbe piaciuto

addormentarmi

sulla tua pancia

respirare con il tuo respiro

sudare con la tua pelle

sorridere con il tuo cuore

e svegliarmi

quando i tuoi occhi

solcano il mio corpo

penetrano nei miei

e baciano le labbra.

Mi sveglio

il sogno è passato,

fresca folata di vento.