Il blog di Luciana Coén

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di Eve Ensler, Il Saggiatore 2015

 

La letteratura medico scientifica ha raccolto numerose evidenze che talvolta il cancro origina da stress, trauma fisico o psicologico; il libro di Eve Ensler ne è una testimonianza diretta.

Ensler, autrice de I monologhi della vagina (1996) e del V-day (1998), successivamente di One billion rising, ha portato la rappresentazione de I monologhi in tutto il mondo, soprattutto nei paesi dove la violenza sulle donne (abuso, stupro, mutilazioni genitali ecc.) è più accentuata, destinando poi il ricavato ad associazioni attive nel contrastare ogni forma di violenza e nel creare strutture rifugio per le donne abusate, come la Città della gioia di Bukavu, Congo.

Ensler ascolta le narrazioni delle vittime di violenza, incamerando il dolore delle donne incontrate, sviluppando alla fine un cancro

…Ero incinta di un trauma? Pag. 41; Ho il cancro da stupro? Pag. 42; Le cellule di tumore endometriale (uterino) hanno creato un tumore tra la vagina e l’intestino creando una «fistola» rettale. In pratica, il cancro aveva fatto esattamente quello che lo stupro aveva fatto a migliaia di donne in Congo. Ho dovuto subire la stessa operazione che molte di loro hanno subito…Migliaia e migliaia di donne hanno sofferto di fistole da stupro, tanto che è considerata una ferita di guerra pagg. 44.45.

Quanto il dolore delle narrazioni, del vivere insieme a persone violentate possa essere devastante anche per l’ascoltatore – per l’autrice (peraltro vittima dell’abuso paterno), era già evidenziato nel libro di Moira Sauvage, Le avventure di questa favolosa vagina, Tropea editore 2009, dove sono descritti la depressione, il pianto che coglieva Eve in certi periodi, quando il peso del dolore era troppo da sostenere, bloccandone le attività, per poi riemergere con più impegno e voglia di agire.

Nel corpo del mondo è la storia del cancro e della sua cura, dapprima contrastata, ma alla fine accettata e accolta perché “la chemio non è per te. È per il cancro, per tutti i crimini passati, per tuo padre, per gli stupratori, per i colpevoli. Li avvelenerai ora e non torneranno più. La chemio purgherà il male che ti è stato proiettato addosso ma che non è mai stato il tuo.” Pag. 100

Il libro è denso di riflessioni: cercar di capire come e perché Eve si è ammalata di cancro, rilevando le connessioni tra le terribili conseguenze a cui vanno incontro le donne congolesi stuprate (pag.42 e segg., 55); oppure evidenziare la connessione tra ciò che accade nell’ambiente e il suo corpo (la rottura/la perdita del Golfo [del Messico] pag. 65); raccontare il corpo nelle sue reali sfaccettature senza alcuna vergogna di esporre situazioni difficilmente accettabili e leggibili (La stomia pag.51, Rasata a zero pag. 94, Merda pag. 129, Scoreggiando per Cindy pag. 156,Incontinente in Congo pag. 163, Perdite pag. 165); ripensare e recuperare le relazioni familiari, il rapporto con la sorella e l’accompagnamento alla morte della madre:…ci siamo innamorate [Eve e la sorella Lu]. È l’unico modo per descriverlo. Abbiamo trovato un’altra meta per la nostra devozione, non in alto, verso un padre impossibile, né fuori, verso una madre irraggiungibile, ma attraverso, l’una incontro all’altra. Pag. 122.

Intense le pagine sulle riflessioni sull’amore:

...Cercavo sempre l’amore, ma ho scoperto che l’amore non ha niente a che fare con il cercare…L’amore è qualcosa che si espande di continuo e ha bisogno di spazio, aria, movimento, libertà…è esserci, non dimenticare, mantenere le promesse, dare tutto e perdere tutto. Nessuno è mio… Non ha percezione di sé…È infinito e generoso e avvolgente. È nei tamburi, nelle voci, nei corpi feriti e risanati dalla musica, l’uno dall’altro, nella danza. Pag. 140-143

Per poi arrivare alla comprensione che la lotta finora condotta per salvare e salvaguardare le vite degli altri, deve rivolgersi a salvare e salvaguardare la propria vita, quell’anima e quel corpo tanto trascurato, inascoltato nei segnali che mandava, perché troppo sanguinante e sofferente (pag. 77).

La prosa asciutta, non cede ad alcun pudore né pietismo nel narrare situazioni che rabbrividiscono alla loro lettura, tanto pare impossibile che avvengano ancora oggi, nel 2015.

E’ una testimonianza intensa, significativa di quanto anche un fatto privato come una malattia oncologica importante, possa essere ricondotta all’interno di un impegno civile, sociale e di uguaglianza perseguito nella propria vita, giorno dopo giorno.

Luciana Coèn

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