Il blog di Luciana Coén

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frattaglia uno

Foriere di asciuttezza

le ore umide e dilatanti

appiccicate addosso

sfogliano il giorno

-dense gocce-

disperse al calar della notte

intrise in un caldo sonno

disciolte infine

nella brina mattutina.

 

frattaglia due

Cerco il sorriso

impigliato nelle pieghe

di abiti smessi

strappato nella trama

di un antico telaio

-zolla nella umida

terra in germoglio

di scura materia.

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Marzolina 1: il ciclamino

Cosa doniamo

in quest’ultimo

squarcio di anni?

 

Copriamo antiche solitudini

(e rinnovate)

in un lento sfiorare

di dita

su pelli attraversate

da maree

nel loro rapido arrivare

penetrare

arrendersi

e scomparire

prosciugate da nuovi umori.

 

Solleviamo leggerezze

sopite da pesi

sedimentati sulle spalle

ormai stanche e deformi.

 

Intrecciamo mani

nel sostenere corpi

sempre più lievi e scarnificati

essenze di anime

in perenne cambiamento.

 

Racchiudiamo vite

le nostre

quelle donate

quelle ricevute,

restituendo vita

negli universi tutti.

clivia

Marzolina 2: la clivia

Cogliere

senza bruciarsi

il bagliore

che improvviso

e breve

sprigiona nel giorno

prima che si disperda

in mille infinitesimali

puntini

e la vita scorra

come sempre

senza averne assaporato

la bellezza e unicità.

 


qualcuno

ha asciugato il  dolore

con lacrime asciutte

silenti

intorno alle tue parole

-circondavano le gocce

trasparenti e innocenti;

qualcuno

è invaso nella tua solitudine

intimità profonda violata

-corpo fremente nella sua rigidità

eppure senza posa

nell’ascolto infinito;

qualcuno

infine

ha donato

l’abbraccio che chiedevi

-pace mista a singulti

e ancora fremiti dell’anima

nelle tue ultime parole:

soli restiamo.


Un sussurro la  presenza

              la mano salutava lenta
              con lo stupore in punta di dita
              la scia che striava il cielo azzurro

 sussulta l’anima

              il fiore esotico rosso sanguigno
              sensuale nel suo turgido pistillo bianco
              effimero come la farfalla
              apparso e scomparso nello stesso giorno

un respiro

           il sorriso a fior di labbra
           lento anch’esso nel suo propagarsi
                                            quasi folle

alita un’assenza

             la brina imbianca le distese
             ai piedi dei monti
             riluce al sole nascente
             si scioglie sotto il tiepido raggio

la nutre  la ricorda

           il giorno va
           uguale e diverso sempre

effimera.


Scese la serenità

tulle impalpabile

come i giorni a venire-

affiorano antichi umori

da invisibili trasparenze

-si sciolgono al tiepido soffio

della brezza notturna.