Il blog di Luciana Coén

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Tacita l’urlo

ascolta il silenzio

che dal groppo in gola

sprofonda nelle viscere

avvolge ogni cellula

risale nel cuore

risuona ogni dove

e la pace,

infine,

musica la vita

nota dopo nota

armonia sinfonica

pregna di colori

di profumi.

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In un sacro silenzio

accosto dolcemente la porta.

Un fascio di luce

illumina ancora la stanza.

La gobba di una mezza luna

poggia sulla terra.

 

Una nota

musica lo stupore:

il sole buca le nuvole

la nebbia mattutina

-tinge di verde ambrato

l’autunno.

 

Trovate spazio

nel cammino del dolore,

lacrime,

per sgorgare

e sciogliere

la dura patina

che vi impedisce.

Il dolore poi

allenterà la sua morsa

-raggi di luce

sprazzi di gioia

la bellezza nutrirà.

Anche dentro una fine

anche dentro una profonda tristezza

anche dentro una lacrima.


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prima cellula

Ci sono momenti

in cui la parola espirata

è un peso

un togliere aria

ampiezza

al respiro.

Il silenzio giunge

allora

a preservare la vita

a permettere all’alito

di allargare i polmoni

e continuare a essere.

 

 

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seconda cellula

Non scendo mai dal treno

tutte le stazioni sono la mia casa.

Dormo mi sveglio

attendo osservo

talvolta scendo

a sgranchire gambe.

Ma è la mia casa

perché non ho più casa

nessun luogo dove

andare stare

partire tornare

e ogni stazione

mi accoglie

mi prende

mi fa stare

e subito dopo

mi da il via

mi chiede di ripartire

andare tornare

altrove.

Il calore

l’umore sazio

della gente sul treno

mi fa  salire

e mi conduce via

verso un’altra stazione.

E quando salgono

per pulire le carrozze

io scendo

un bagno a terra mi riceve

rinfresco il viso

il corpo

cambio una maglia

spiumaccio i pantaloni

e risalgo su più pulito

quasi nuovo,

forse un altro me.

Un altro treno

un’altra stazione

un altro dove

mi attendono

e poi

ancora

mi lasceranno andare,

ripartirò.


Ammiro e ringrazio chi riesce ancora a trovare parole per il susseguirsi di femminicidi nel nostro paese.

Personalmente, ho invece sempre più difficoltà a trovarle, lo sgomento scatena il silenzio, non compiacente, ma sconvolto, spaesato per il reiterarsi di tanta barbarie.

Si affaccia un pensiero: indipendentemente dal genere, sembra prevalere la perdita della sacralità della vita umana, qualsiasi essa sia. Che senso hanno, da dove derivano le stragi, gli stupri etnici e non, i femminicidi che vengono perpetrati in nome di un dio, di una etnia prevaricatrice su altre, di un Io frustrato e così vulnerabile da non accettare la fine di una relazione o l’altro Altro-da -se?

Amori sbagliati, patologici, grandi e piccoli, nei quali si è smarrita, bruciata, uccisa la vita stessa nell’aspetto cruciale del suo essere SACRA. Sacra per sé stessa e per chi la abita ma soprattutto per ciò che è in relazione agli altri, al mondo, all’universo.

Annientare, colpire, uccidere una donna sembra rafforzare questa troppo diffusa perdita della sacralità della vita perché è la donna che porta in sé una vita, la partorisce e la consegna al mondo, agli altri esseri umani, con tutta la sua essenza sacra.

Senso del sacro che niente ha a che vedere con qualsivoglia religione, ma solo con l’intima profonda spiritualità che abita ognuno e che necessita dell’altrui riconoscimento per poter essere.


Di passi

di respiri

siamo.

 

Fermi in silenzio

siamo

il respiro

di tutti gli esseri viventi

 

osserviamo

calchiamo

scansiamo

ripercorriamo

superiamo

passi incontrati

-già percorsi.

 

Eppure…

fermi in silenzio

di passi di respiri

siamo.